Nella redazione della rivista accademica “Studi cartacei” il professor Geronte Cariatide si vanta di non usare la rete. Se qualcuno osa fargli notare che è perlomeno comodo collegarsi per accedere ai testi digitalizzati del suo classico preferito, sui quali si può fare ricerca assai più agevolmente che scartabellando le sudate carte, lui risponde orgoglioso: – Ma io non mi collego. -

“Studi cartacei” non accetta né articoli, né recensioni critiche. Le critiche, si sa, possono offendere qualcuno. E’ meno pericoloso pubblicare recensioni commissionate dall’autore a qualche amico o suddito. Oreste Interno, per esempio, è ottimo per recensire l’ultimo libro di Agamennone Interno Perché avevo ragione io.

Gli autori che scrivono per “Studi Cartacei” non ricevono un centesimo. Spesso, anzi, le riviste di questa classe sono finanziate interamente o parzialmente con denaro pubblico, o con i soldi di una qualche Società di Studi Cartacei. Se si suggerisce a Prisco Architrave di permettere o di consigliare agli autori il deposito in qualche archivio aperto dei preprints o degli articoli già usciti – la legge italiana infatti lo consente -, in modo da aumentare l’impatto loro e della rivista, questi risponde che non desidera certo guastarsi il rapporto con l’editore che così cortesemente li ospita riducendolo a una relazione regolata dal diritto.

Avidio Vespasiano, il benevole editore, oltre a prendersi i finanziamenti pubblici, ha provveduto a mettere on-line la rivista, naturalmente ad accesso riservato. Gli articoli, che lui non ha pagato affatto, ai lettori costano un occhio della testa. Ma è facile essere generosi con gli occhi degli altri.

Quando si fa notare che questa situazione avvantaggia soltanto l’editore, Puttino Pluteo, che ha preso l’ECDL e sa perfino scrivere in Uord, esclama: – Ma no, non è vero! Basta andare in una biblioteca per scaricare gli articoli gratis! -. “Gratis” per Puttino significa: “pagati con denaro pubblico”. Poco importa se i soldi che si prende l’editore non vanno a finanziare il suo assegno di ricerca, o il bando del suo concorso a tempo indeterminato – lasciando lui a lavorare gratis, questa volta in senso proprio.

Del resto Puttino Pluteo non pubblicherebbe mai un proprio testo in rete. Perché? Le idee di Puttino sono talmente originali, che qualunque lettore – si sa che Internet è un brutto ambiente – se le copierebbe. I copisti volgari, che si impossessano di testi trovati in rete, si scoprono facilmente con un motore di ricerca. Puttino preferisce i ladri gentiluomini, che copiano dalla carta alla carta, e che depositano il frutto del loro lavoro in qualche scaffale di biblioteca, obbligando gli investigatori ad indagini più lunghe ed entusiasmanti.

Il professor Cornicion da Cigoli, dal canto suo, si ribella all’idea di mettere in rete gli articoli che ha pubblicato per “Studi Cartacei”: – Cioè chiunque potrebbe leggerli? Ma io sulle riviste scrivo tante sciocchezze! -

La pubblicazione su “Studi Cartacei”, a dispetto del suo nome, serve a mantenersi scollegati, ad evitare le critiche e a non farsi leggere, in modo tale che il libero fluire dei rapporti personali non trovi impaccio in pretestuose discussioni libresche.