Studi cartacei” ha accettato un articolo di Pompeo Matroneo, accademico minimo, dopo averlo fatto passare al vaglio di due referee anonimi. Uno dei giudici oscuri ha però decretato che, sebbene meriti il privilegio di essere pubblicato in tanta rivista, per il lucro dell’editore e del suo sito ad accesso rigorosamente chiuso, il testo non è tuttavia originale, in quanto è una semplice ricostruzione storica, che è ben argomentato ma solo perché “è facile non contraddirsi non sostenendo alcuna tesi”, e che la sua bibliografia è indiscutibilmente ottima in quanto include – quasi fosse un titolo di demerito – perfino quello che è stato scritto sul web.

Il redattore di “Studi cartacei” ha spedito a Pompeo i due giudizi in formato .doc, accuratamente depurati di ogni nome allo scopo di mantenere il segreto del peer review. Inviare ad altri dei file in un formato proprietario è una maleducazione informatica irritante – ma Pompeo si guarda bene dal protestare.

Gli umanisti – anche quando professano il realismo politico e rinunciano a confrontarsi con Aristotele e Kant per discettare sulla globalizzazione e sul campionato di calcio – continuano a ignorare che i documenti Microsoft Word rivelano la storia delle loro revisioni a chiunque li apra con un semplice editore testuale.

Pompeo, quindi, può facilmente scoprire che il primo parere, quello ostile, è scritto in un documento creato da Battista Solipsista e modificato da tale “Ruba il software: costa troppo!” Il secondo parere, benevolo, è scritto in un documento creato un minuto dopo dal medesimo Battista Solipsista e modificato dal solito “Ruba il software: costa troppo!”.

A quanto pare, la rivista ad accesso chiuso “Studi cartacei” si vale con tutta probabilità di una copia pirata di Word. Qui qualcuno ha raggiungo un livello di coscienza superiore a quella degli umanisti normali, abituati a trasgredire allegramente leggi che non si curano di conoscere e non si sforzano di cambiare: ha infatti dato voce, sia pure in un luogo inappropriato, al suo disagio di fronte alla regolazione proprietaria del sapere,. Come fargli capire che non siamo sordi al suo grido di dolore? Forse dovremmo mettere nelle impostazioni generali del nostro programma di scrittura, in luogo del nome, un “Ma perché non ti scarichi OpenOffice che è gratis? Eh?”

Pompeo Matroneo si tranquillizza: il primo referee non è un suo nemico segreto, bensì il professor Battista Solipsista. Battista, come ognun sa, crede di essere l’unica mente pensante dell’universo noto. Egli deve, pertanto, disconoscere il pensiero di tutti gli altri. Come può, allora, prestare la sua opera per una rivista, che, per essere tale, deve pur pubblicare qualche articolo altrui? Quando si è l’unica mente pensante dell’universo conosciuto possiamo permetterci la contraddizione: nessuno se ne accorgerà, protetti come siamo dall’insipienza altrui e dal formidabile anonimato di Microsoft Word.

Chi è il secondo referee? Purtroppo il redattore della rivista ha fatto un copia-e-incolla sul file di Battista Solipsista e il suo nome è andato perduto. Pompeo Matroneo, sulla base di alcuni stilemi comuni, sospetta che si tratti dello stesso redattore che gli ha inviato i due file. Ma è compito, questo, da lasciare, giustappunto, ai filologi.

Forse, dietro i veli dell’elaborazione letteraria, una riflessione seria sulla qualità dei controlli della repubblica della scienza, a partire dal peer review, e sulla consapevolezza dei suoi cittadini non sarebbe del tutto sprecata – al di là di quello che possono dirne gli accademici minimi, su qualche blog che non legge nessuno.