Il filtro e la censura: la via dell’overlay journal

Nel mondo della stampa, la pubblicazione scientifica doveva essere preceduta da una selezione chiamata peer review (revisione paritaria) perché sarebbe stato tecnicamente ed economicamente impossibile stampare tutto.  Uno degli effetti collaterali di questa necessità era – ed è – un sistema la cui trasparenza lascia a desiderare. La selezione avviene prima della pubblicazione, e quindi lontano dagli occhi del pubblico, in un tribunale notturno esposto al rischio di trasformarsi nel tribunale di Kafka. Questo rischio è tanto più probabile quanto più una comunità scientifica si allontana dalle condizioni ottimali del funzionamento dei commons, riscoperte da  Elinor Ostrom.

La stampa cartacea, per i suoi limiti tecnologici ed economici, obbligava a unire a un atto di selezione (“penso che questo testo sia scientificamente valido”) a un atto di censura (“e quindi non lo pubblico”). La rete non ha più questi limiti tecnologici ed economici: perché, in rete, dobbiamo fare delle riviste che si comportano come se li avessero?

L‘overlay journal è una rivista- copertina che recensisce  e  segnala,  sulla base di una revisione paritaria, articoli ad accesso aperto depositati altrove.  Che filtra, cioè, senza censurare, perché filtro e censura non sono la stessa cosa. Non lo sono mai stati concettualmente, come ha ben spiegato Giovanni Cerri leggendo Platone, e non lo sono più neppure tecnicamente. Anzi, è anche possibile rendere trasparente l’intera procedura della selezione: se tutto è già pubblicato, chiunque può rendersi conto di come opera una rivista-copertina, andando a controllare che cosa viene trascelto dall‘archivio aperto di riferimento.

Questa via è la via che il “Bollettino telematico di filosofia politica” ha scelto di imboccare. Le cosiddette scienze umane sono generalmente prive di rigorosi paradigmi disciplinari comuni, e mancano, come mostrano benissimo certi casi di cronaca,  di comunità scientifiche vigili e aperte in grado di controllare informalmente la fase oscura della revisione paritaria.  Per questo è qui assolutamente vitale che il filtro e la censura siano rigorosamente distinti, così da non trasformare la funzione editoriale in un puro esercizio di potere.  Queste sono le nostre procedure di pubblicazione,  questo è il loro senso, e  questo – contenuto nella mia prima segnalazione – è il loro valore. Uscire dalle cristallizzazioni oligarchiche è possibile, perfino ora, perfino qui. Basterebbe soltanto volerlo fare.

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