Archivio per ‘università’

29 agosto, 2012

Revisione paritaria aperta: come sta andando?

Avevo annunciato il nostro piccolo esperimento qui. Il suo esito provvisorio è visibile qui. Gli unici che hanno risposto all’appello sono stati i cosiddetti  citizen scientists – con generosità, intelligenza e una deferenza che ritengo immeritata.

Molti umanisti temono la rete perché temono i troll. Ebbene, trolleggiare su una traduzione dal tedesco di un testo filosofico-giuridico piuttosto complesso è tanto difficile quanto trolleggiare sul bosone di Higgs. C’è chi riesce a farlo, ma non è da tutti. Vedremo che succede quando farò uscire il mio articolo sul testo di Fichte.

E i colleghi? Dove sono i colleghi? A giudicare dai termini più cercati nel “Bollettino telematico di filosofia politica”, molti, in questo periodo, sono occupatissimi a misurarsi la mediana.

Per gli altri, ecco la prima segnalazione di fine estate:  L’università e le sue crisi: una riflessione storica. Parla delle condizioni istituzionali della ricerca, nel passato e nel presente, a partire dai lavori, per me disciplinarmente inconsueti, di un paio di storici dell’economia; ci ho aggiunto qualcosa sul futuro – sempre che ci sia vita, oltre la mediana.

16 luglio, 2012

Revisione paritaria aperta: un esperimento

Che cos’è? Lo spieghiamo qui, sul “Bollettino telematico di filosofia politica”. E la facciamo anche, con Commentpress, qui. Se sapete il tedesco e siete esperti di copyright, potete partecipare, commentando questa traduzione. Chi ha fatto traduzioni sa bene quanto sia difficile trovare la “parola giusta”:  in questo caso, davvero, molti occhi vedono meglio di due.

Il testo è un articolo di Fichte molto importante – nei suoi difetti e nei suoi pregi – per la storia del concetto di proprietà intellettuale. La traduzione, già sotto licenza Creative Commons, è e rimarrà liberamente disponibile in rete.

L’esperimento non serve solo a mostrare che c’è vita, oltre i recinti dell’Anvur. E’ parte di un progetto più ampio, che, nei prossimi giorni, illustreremo nei dettagli .

16 giugno, 2012

Sacrifici umani

Guardate i numeri dell’articolo Il triste destino dei precari della ricerca nell’università italiana. Raccontano non di una decimazione, ma di una strage degli innocenti, di un ridimensionamento ferocissimo di un’università già sottofinanziata e ai minimi termini rispetto ai paesi più sviluppati. Leggetelo in combinato disposto con quest’altro articolo, che narra di come l’Anvur non solo non si sia posta il problema – preso sul serio anche a Harvard – dei prezzi esorbitanti pretesi dagli oligopolisti dell’editoria scientifica per le loro riviste ma, con le sue classifiche, cerchi d’imporre oligopoli d’autorità  anche dove non esistono.

E accettabile, anche se non necessariamente comprensibile, che un governo decida di ridurre il settore della ricerca in tempi di crisi.  Ma una simile scelta potrebbe essere compiuta in modo economicamente razionale: un paese si danneggia di più tagliando qualche rendita da oligopolio e passando alla pubblicazione ad accesso aperto, o togliendo ogni speranza ai giovani interessati alla ricerca?

La risposta dovrebbe essere scontata, ma in Italia non lo è. In Italia si è scelto di celebrare un sacrificio umano di massa sull’altare delle rendite editoriali – di sgozzare il nostro interesse al sapere per il profitto di un‘élite moribonda.  Noi docenti universitari col posto fisso, che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, discettando, anche criticamente, di liste, eccellenze e indici bibliometrici, dovremmo prima di tutto denunciare che questa politica è semplicemente una vergogna. L’unico termine di paragone appropriato è l’espulsione degli ebrei dalle università italiana a causa delle leggi razziali. Con una sola differenza: nel 1938 operava un’ideologia razzista, ora un verbo aziendalista che cela nella burocrazia del merito  il culto ottuso delle oligarchie e dei monopoli intellettuali.  Solo il fanatismo di un pensiero unico può spiegare perché, nella situazione in cui ci troviamo, nessuno discuta la scelta offensiva di ammazzare i ricercatori per ingrassare gli editori. Io scrivo per recare testimonianza,  ma ben altri ne dovrebbero parlare.

12 giugno, 2012

Anvur: criteri, parametri e liste

Il decreto “Criteri e parametri”, appena uscito sul sito del Miur, dovrebbe indicare i criteri per valutare i candidati che aspirano a ottenere l’abilitazione scientifica nazionale – in modo da poter sperare di passare accademicamente di grado, diventando professori associati se ricercatori e professori ordinari se associati – e per accertare la qualificazione dei commissari che dovrebbero attribuirla.

A noi umanisti, provvisoriamente al riparo dalla bibliometria, interessa in particolare l’allegato B.

Continua sul “Bollettino telematico di filosofia politica”

31 maggio, 2012

Il buon ricercatore

E’ come il tempo per  Agostino. Sappiamo benissimo chi è se nessuno ce lo chiede ma, se dobbiamo definirlo, ci rendiamo conto della sua elusività.  Ne parlo qui, a proposito di un testo del francese Antoine Blanchard.

Le vicende della valutazione della ricerca francese sono molto interessanti e dovrebbero essere tenute presenti. Basta Wikipedia per rendersi conto che nel 2008 l’AÉRES  aveva pubblicato una classifica gerarchica di riviste di scienze umane e sociali – sul modello della lista ERIH – simile a quella di cui in Italia stiamo discutendo. Travolta dalle critiche – “confonde la qualità di una rivista con la sua diffusione, e la qualità di un articolo con la qualità di una rivista“- ha preferito eliminare la gerarchia e fissare semplicemente un perimetro di scientificità, pure questo soggetto a discussioni. Anche chi propone l’alternativa dell’accreditamento dovrebbe far tesoro di questa esperienza.

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