Questo blog non è un gioco di parole

Minima academica significa sia “piccole cose accademiche”, sia “un’accademica piccolissima”.

Accademico, se inteso nel senso in cui lo aveva pensato Platone, non sarebbe un insulto. Ma, nell’università italiana, un professore associato – come me – risponde a questa descrizione assai più prosaicamente: ha tutti i doveri di un professore ordinario senza avere nessuno privilegi che le leggi non scritte dell’accademia gli assegnano.

Una simile posizione, connessa com’è a una fortunata mancanza di potere, permette di avere un punto di vista interno ma non (ancora?) completamente corporativo. Un punto di vista forse meritevole, in un momento in cui si parla di riforme dell’università senza saperne granché, di diventare noto.

Perché scrivo questo blog?

  • In primo luogo, per rendere esplicito, per quanto mi è possibile, questo punto di vista interno;
  • in secondo luogo, per illustrare una mia idea fissa: che il modo in cui condividiamo – o non condividiamo – le nostre ricerche influenza sia la struttura e della nostra piccola comunità, sia quella della società in un senso più ampio;
  • in terzo luogo, per fare un esperimento di  Social Scholarship.

Nel tempo, ho avuto modo di ricredermi sui blog. Non mi piacciono i diari intimi esposti all’universo. Ma se strumenti come questi possono essere veicolo di una informazione puntuale e di una discussione franca, forse vale la pena di provare a usarli.

A presto, dunque.

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