Gli scienziati pazzi

Dicevo, nel mio post precedente, che, quando si tratta di fare ricerca, perfino i professori delle istituzioni accademiche più illustri ignorano le norme vigenti sulla proprietà intellettuale. Nel caso di molti miei colleghi umanisti, questa trascuratezza è del tutto inconsapevole, perché le loro menti sono troppo assorte in pensieri elevati per occuparsi delle leggi prosaiche che regolano – e limitano – la diffusione dei loro scritti.

Ma non sempre succede così: i fisici, dal 1991, mettono i testi che vogliono condividere in un archivio elettronico ad accesso aperto, il celebre ArXiv, attualmente ospitato dalla Cornell University. E tengono tanto alla libertà del loro testi, da ribellarsi anche alle più potenti multinazionali dell’editoria accademica.

Perché i fisici si comportano così? Sono seguaci di una forma letterale di socialismo scientifico?

Niente affatto.

Kant, nell’introduzione alla Critica della ragion pura, diceva che una disciplina segue la via sicura di una scienza quando i suoi risultati sono cumulativi, e c’è un accordo fra coloro che la praticano. Di che cosa c’è bisogno perché questo avvenga? Semplicemente, che ci siano – e si sappiano usare – strumenti per rendere pubblici i risultati e per conservarne la memoria, e che sia possibile praticare la discussione per raggiungere un accordo. Oggi basta avere la rete, un bell’archivio centralizzato accessibile a tutti, e tanta voglia di discutere.

Per questo i fisici -perfino in Italia – praticano il comunismo della conoscenza senza essere socialisti. E’ una scelta ovvia, quando c’è una comunità scientifica che funziona.

Ma perché, allora, i miei colleghi umanisti, per lo più, non lo fanno?

Potrei dare una risposta veloce e cattiva a questo quesito: perché non fanno parte una comunità scientifica, o, per lo meno, appartengono a una comunità scientifica che non funziona.

E’ davvero così? Io posso basarmi solo  sulla mia esperienza, che vale pochissimo, perché è quella di una accademica minima. E raccontare qualche storia.

(continua)

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8 Responses to “Gli scienziati pazzi”

  1. Nell’ottica di creare una coscienza di condivisione e collaborazione, il nostro piccolo contributo consiste in uno strumento che permette di caricare documenti in formato XML, effettuare ricerche su questi e condividerli con altri utenti
    http://tauro.signum.sns.it/

  2. Ali,
    è molto bello. Ma, per quel che concerne la letteratura secondaria – cioè quella scritta da noi accademici minimi🙂 – quanto di quello che scriviamo è reso liberamente disponibile? Quanti di noi hanno la consapevolezza per farlo? Quante istituzioni – al di là delle firme sui documenti – li incoraggiano effettivamente a farlo? A quanti di noi viene in mente di negoziare con gli editori per la libertà dei propri testi?

  3. Tutti i giorni purtroppo facciamo discussioni di questo tipo… infatti la nostra idea di utilizzare TauRo come strumento per pubblicare liberamente documenti, articoli, etc. non sta decollando perché ci scontriamo contro una realtà che tende a nascondere, proteggere (da chi poi non si capisce!) invece che divulgare e condividere.

  4. Ali,
    ho risposto al tuo ultimo commento in un post apposito, qui.

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