Cambiare poco per cambiare tutto

L’università italiana produce comunità sulla base di un intreccio di rapporti personali:

  1. quello fra Agamennone Interno, l’ordinario, e Oreste Interno, il giovane studioso che spera di diventare ricercatore;
  2. quello di Agamennone Interno con i colleghi di facoltà;
  3. quello di Agamennone Interno con i colleghi del gruppo disciplinare ZPZ/01.

Di questi rapporti, nessuno è di per sé perverso. Tutti e tre fanno parte del normale funzionamento di una comunità scientifica: si formano giovani studiosi e si discute con i colleghi della propria facoltà e della propria disciplina. Sono, certamente, personali, ma in una comunità scientifica che funziona formano connessioni per condividere e far crescere le idee. Quando le idee ci sono.

Le cose, ovviamente, cambiano se la comunità (scientifica) si riduce a un grumo di rapporti personali. Allora Oreste Interno diventa ricercatore perché è figlio di Agamennone, oppure perché ha lavorato gratis per lui per quindici anni; i colleghi di facoltà deliberano il bando “per” Oreste perché Agamennone ha promesso loro, in cambio, la schiava Briseide, e i colleghi della disciplina hanno già prenotato il voto di Oreste, facilmente ottenibile tramite Agamennone, per eleggere al prossimo concorso di Itaca un commissario favorevole a Telemaco, come vorrebbe l’ordinario locale Odisseo.

Naturalmente, all’esterno, bisogna mantenere l’apparenza che questo grumo di rapporti personali sia una comunità scientifica. Che dunque Oreste Interno vince a Barbialla, così come Telemaco a Itaca, perché è effettivamente molto bravo. Per questo occorre evitare accuratamente l’uso pubblico della ragione: se Telemaco Interno volesse scrivere una recensione critica sull’ultimo lavoro di Oreste, si correrebbe il rischio di rivelare quello che tutti sanno, ma non dicono.

Le critiche sarebbero uno strumento di progresso, per chi è coinvolto in una impresa cooperativa: se stiamo costruendo una casa comune, e un collega mi fa notare che il mio muro è storto, fa un favore a me e a noi. Diventano, invece, temibili se stiamo competendo per una risorsa scarsa, distribuita in base a rapporti personali. Quando ero giovane, per non aver capito questo, ho perso degli amici – amici che, a dire il vero, sono felice di non avere più.

In questa situazione, la relazione fondamentale è quella fra Agamennone e Oreste. Oreste, da questo rapporto impara che il bravo ricercatore deve essere servile e ingraziarsi il potere, con la speranza che, in un futuro ormai sempre più remoto, sarà poi lui ad essere servito. E’ questo rapporto che si dovrebbe scardinare.

Ci sarebbe un modo semplice per farlo: basterebbe proibire per legge le carriere interne. Se Oreste ha fatto il dottorato a Barbialla, non può rimanere a Barbialla a fare il ricercatore.

Certamente, con un simile sistema, Agamennone troverebbe vantaggioso accordarsi con Odisseo per far vincere Oreste all’università di Itaca, conferendo in cambio un posto di ricercatore al di lui figlio Telemaco. Ma il controllo sarebbe comunque maggiore: una cosa è far vincere Telemaco a Itaca e lasciarlo lì, un’altra, ben diversa, doverci effettivamente collaborare per almeno tre anni.

Sarebbe una cosa semplice, che produrrebbe mutamenti significativi. Ma, appunto per questo, non si farà mai.

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