Una rete senza link

In un articolo del 1962, Michael Polanji scriveva che il modo migliore per cooperare a un lavoro il cui risultato è sconosciuto – per esempio la composizione di un puzzle che riproduce una immagine non nota in partenza – è la coordinazione spontanea per adattamento reciproco. Posso avere utili suggerimenti su come collocare la mia tessera da quanto hanno già fatto gli altri, e perfino dai fallimenti di alcuni loro tentativi. Questo metodo è più efficiente di quello fondato sulla organizzazione dall’alto, sulla base di una sola ipotesi sull’immagine finale, perché ciascun cooperante può mutare immediatamente il proprio comportamento sulla base del lavoro altrui e il suo successo può convincere altri a seguirlo, senza dover aspettare che una guida accetti e diffonda il cambiamento alla comunità.

Così funziona anche la repubblica della scienza. Gli scienziati guardano quello che fanno gli altri quando si preoccupano della plausibilità della loro ricerca e del suo “valore scientifico” – cioè della sua conformità ai criteri di valutazione della comunità – e sperimentano nuove collocazioni quando si preoccupano di produrre un lavoro “originale”.

I primi due criteri – dice Polanji – incoraggiano il conformismo, l’ultimo il dissenso: l’autorità prodotta dall’ortodossia scientifica ha la prodigiosa capacità di rinnovarsi incoraggiando e assimilando l’opposizione a se stessa. Ma chi sono i portatori di questa autorità?

L’opinione scientifica è una opinione che non è sostenuta da una singola mente umana, ma viene professata – spezzata in migliaia di frammenti – da una moltitudine di individui, ciascuno dei quali abbraccia le opinioni altrui di seconda mano, facendo affidamento sulle catene di consenso che lo collegano a tutti gli altri tramite una sequenza di ambiti intersecantisi.

Attenzione alle parole: catena, collegare (to link), intersezione. Che cosa ci suggeriscono? Che una comunità scientifica in funzione è una rete di legami, la quale produce una intelligenza comune superiore alla semplice somma delle sue parti.

Tanto più questi legami sono fitti, e tanto più è alto il loro livello di astrazione – cioè coinvolgono una condivisione di idee, piuttosto che di fluidi organici e di mense – tanto più la rete dell’intelligenza comune della repubblica della scienza è ricca.

Per chi si dedica a professioni accademiche, il link non è affatto una trascurabile questione tecnica. La natura di una comunità scientifica dipende dalla natura dei suoi link. Di che cosa parliamo con i colleghi? Come condividiamo le nostre idee – ammesso che ne abbiamo?

La scienza – l’aveva già detto Platone – consiste nel collegamento.

Chi considerasse la qualità dei link entro l’accademia italiana, potrebbe davvero capire molte cose.

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