Il processo

Non sei tu a scegliere il tuo giudice. Lo sceglie un cancelliere che, sovraccarico di lavoro, spesso si rivolge affrettatamente a giudici inesperti sulla materia del tuo caso, solo perché famosi. Né è privo di pregiudizi: se sei donna, straniero, o semplicemente sconosciuto, ti manda dai giudici più severi o getta via la tua pratica senza inoltrarla.

Se riesci ad arrivare davanti a dei giudici, devi sapere che il processo è segreto e di durata imprevedibile. I tuoi giudici conoscono te, ma il loro nome ti è tenuto nascosto. Il verdetto è inappellabile; i giudici, nel buio delle loro aule, possono non solo rigettare la tua istanza, ma appropriarsi del bene su cui dovrebbero pronunciarsi, e farlo apparire al mondo come se fosse sempre stato loro. In certe sezioni, però, è sufficiente essere amico di un giudice, oppure farsi presentare da un suo amico, per ricevere un verdetto favorevole senza che l’incartamento venga letto. Ma se non sei fra gli amici e nessuno ti presenta, il tuo caso verrà ignorato.

Vi piacerebbe dover essere giudicati da un tribunale così? Pensate che solo una fantasia kafkiana potrebbe immaginare un sistema come questo? Questo, però, è il sistema con cui vengono valutati gli articoli nelle riviste peer reviewed rispettivamente nel settore scientifico e in quello umanistico.

Sul peer review, abbiamo appena pubblicato questo bell’articolo di Francesca Di Donato. Il peer review è figlio della stampa, ed è fratello della censura e del monopolio corporativo: serviva alle accademie, che avevano ricevuto dalla corona il privilegio di stampare direttamente i propri testi, per evitare di pubblicare testi politicamente “pericolosi”, in grado di metterle in una posizione imbarazzante nei confronti del monarca. Il suo uso per il controllo di qualità scientifico è venuto dopo.

Chi pubblica in rete e ad accesso aperto non ha più i limiti economici della stampa. Oggi, cioè, avremmo la possibilità di superare il processo kafkiano, adottando le varie forme di peer review pubblico ed ex post descritte qui.

Basterebbe soltanto un po’ di coraggio.

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