Harry Potter e la persecuzione filosofale

Un ragazzino di Aix-en Provence è finito in prigione per aver tradotto in francese l’ultimo libro di Harry Potter. Il motivo è ovvio: la traduzione non autorizzata è una violazione del diritto d’autore – che, nel caso in questione, si è velocemente convertito nel diritto all’esclusiva dell’editore Gallimard.

Ma è così scontato che una traduzione debba essere oggetto di autorizzazione da parte di chi ha scritto l’originale?

Poco più di due secoli fa, Kant aveva affrontato la questione in modo diverso. Un libro, per lui, si compone di tre elementi:

  1. la sua materia
  2. le idee che comunica
  3. il discorso con cui queste idee sono comunicate

Sui primi due elementi non si può fondare nessun diritto a limitare la riproduzione di un testo. Se acquisto un oggetto materiale, deve avere la facoltà di riprodurmelo come mi pare, per il principio della proprietà privata. Le idee, essendo immateriali, possono essere pensate da chiunque altro senza che l’autore ne sia privato.

Se invece il libro viene considerato come il discorso di una persona, la questione cambia. L’editore che stampa il mio testo mi fa da tramite per permettermi di raggiungere il pubblico dei lettori. In questo senso, mi fa da portavoce, cioè parla in mio nome. Un ristampatore non autorizzato è come un portavoce non autorizzato: parla col pubblico in nome mio, senza che io gli abbia detto di farlo.

Ma la traduzione – secondo Kant – non può essere considerata un discorso dell’autore del testo originario. Certo, contiene le sue idee, ma l’autore del discorso, nella traduzione, è propriamente che l’ha fatta. Tanto è vero che l’autore del testo originario può benissimo ignorare la lingua delle sue traduzioni. Il discorso tradotto, come discorso, gli è completamente alieno.

Oggi sulle traduzioni c’è il copyright. Non si però ancora giunti al punto di mettere il copyright sulle idee – almeno per quanto concerne quelle contenute nei testi letterari. Allora, che senso ha sbattere uno in galera , perché ha composto un discorso – con parole interamente sue – che contiene le idee dell’autrice di Harry Potter? Il suo discorso – si noti bene – non può neppure essere trattato come un plagio, dato che il traduttore “pirata”, presentando il suo lavoro come una traduzione, ha riconosciuto esplicitamente la maternità delle idee contenute in Harry Potter and the Deathly Hallows.

Nella legislazione sul diritto d’autore, così come si è sviluppata nei due secoli che ci separano da Kant, c’è una bella contraddizione. Il liceale di Aix-en-Provence – vittima, in questo senso, di una persecuzione filosofale – è finito in prigione per aver espresso nella sua lingua delle idee già pensate da qualcun altro. Una cosa che noi professori associati facciamo tutti i giorni, senza che a nessuno venga in mente di associarci al carcere Don Bosco, dove si va per altri meriti.

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