Berlin5: una cronaca più ampia

A proposito della conferenza padovana: su questo bel blog c’è una cronaca, in italiano, più ampia della mia – e più attenta al mondo scientifico. Estrapolo solo una citazione – giusto per far vedere che chi riflette sull’open access, scienziato o umanista che sia, segue una medesima direzione:

E-science is much more than open access”: data sharing, virtual labs, collaboratories, wikis, grid computing sono termini fondamentali per rendere conto del cambiamento di paradigma nel modo in cui si fa ricerca scientifica, prima ancora che nel modo in cui si pubblica (si vedano per es. i lavori di Barend Mons). [*]

Che cosa sta succedendo? Che, come già detto, chi lavora in rete fa ricerca in maniera molto più cooperativa e orizzontale – una maniera molto simile a quella delle scuole filosofiche dell’antichità. Della crisi della figura dell’autore e dei danni prodotti dall’estetica dell’originalità se ne stanno accorgendo pure gli umanisti.

Per non perderci fra liste d’eccellenza e rapporti personali, bisogna trovare un sistema che permetta a Socrate di vincere i concorsi. E’ nel nostro interesse. Non abbiamo bisogno di pozzi nei quali la scienza sprofonda, ma di insegnanti che sappiano farci voltare dalla parte giusta.

3 Responses to “Berlin5: una cronaca più ampia”

  1. Back to home… io sono sempre stata a casa qui in Padua a Berlin5, ma anche per me e’ stato un po’ un ritornare a casa…
    perche’ devo dire che l’organizzazione di tutta questa complessa macchina per il Berlin5 mi e’ costata tanta tanta fatica, tanta ansia, almeno tre mesi di lavoro incessante senza sosta, senza un giorno di ferie quando tutti stavano al mare o in viaggio o in montagna.
    Anche fino alle due di notte… Ho avuto come l’impressione di essermi persa un’estate, la stagione che piu’ in assoluto amo.

    Sono l’organizzatrice del Berlin5, ma ero anche membro del comitato scientifico, sono paladina dell’OA da quando il movimento e’ nato, come tutti sanno.
    Ma ero anche uno degli speaker al workshop italiano del Berlin5 con tutta la tensione che cio’ puo’ comportare. “Compositrice” del panel italiano, perche’ di composizione si tratta come in una musica che deve saper dare sensazioni, ma soprattutto deve trasmettere messaggi.

    Scrivo su questo blog, anzi sto postando in vari blog, solo ora appunto perche il post Berlin5 tuttora mi sta assorbendo con dettagli, piccoli e grandi ancora da sistemare.

    Ho mandato qualche giorno fa alcuni SMS via telefonino a Paolo Gardois perche’ stavo leggendo dal treno, su carta, le stampate dei suoi post (mi hanno rubato il laptop e quindi non stavo connessa).

    MariaChiara ha fatto dei post che mi hanno fatto vivere cio’ che non ho potuto vivere di persona, ero quasi fuori dalla scena
    durante il Berlin5, sul filo del rasoio in ogni momento…. quindi non me la sono gustata questa conferenza! Meno male che c’erano i bloggers…

    Paolo in uno dei suoi numerosi post del blog UNITO si chiedeva perche’ c’era cosi’ poca gente al workshop ESF… si chiedeva forse poca promotion ?
    Questa la mia risposta dal cellulare
    “Sto leggendo i tuoi post sul blog UNITO. Sono in treno. Eccellenti! Vorrei commentare ma sono sconnessa. A proposito del marketing dell’evento
    1. Abbiamo fatto massiccia campagna di promozione esterna e interna. Tam tam ovunque su vari fronti.
    Per docenti e ricercatori interni era tutto free. Coinvolgimento anche degli uffici amministrativi che hanno risposto bene.
    I docenti purtroppo sono sordi e pigri! erano assenti!
    2. Nemmeno due giorni dopo la fine del Berlin5 ad un corso sulla proprieta’ intellettuale brevettuale organizzato dal Dipartimento di Fisica de ns. ateneo e dall’INFN (che non ha ancora aderito e sottoscritto la Berlin Declaration) la sala era piena (con mio sgomento) e ho dovuto fare controinformazione…
    3. Credo che il problema delle sessioni parallele e il problema della lingua siano stati penalizzanti per alcuni, per esempio per la sessione paesi in via sviluppo contemporanea a quella sulla metrica (l’unica dove i docenti sono stati presenti, ho visto delle facce amiche)…
    Al Workshop Italiano la sala era stracolma forse 200 persone anche di piu, in piedi, lungo i lati dell’Archivio Antico, ma quasi tutti bibliotecari … ma non solo: c’erano anche amministratori e questa direi e’ stata una cosa grande…

    Ecco… un po’ anche per rispondere a quanto ho letto nel blog di Peter Murray-Rust che lamentava, a ragione, il fatto che non c’erano amministratori… nel workshop italiano dove si discutevano i problemi legati alla gestione dei diritti avevamo alcuni amminsitratori, erano stati coinvolti nell’organizzazione della conferenza… e penso che e’ da li’ che si debba cominciare…
    Certo dovremmo coinvolgerli anche in tutto quello che concerne la nuova frontiera dei dati grezzi prodotti dalla ricerca, ne parlero’ piu’ avanti… ancora i bibliotecari pero’ non ci sono arrivati, ma prima ancora gli attori principali, gli scienziati, ancora non hanno capito, a parte pochi eletti come PeterMR e chi era partecipe all’ESF workshop… ma ne parlo piu’ avanti…

    Il Workshop italiano si teneva in parallelo a quello ESF sui dati della ricerca. Ho letto dai vari blog di questo workshop eccezionale, ma e’ come se fossi stata li’ anche io, perche’ grazie ai bloggers che come invisibili hackers buoni si mescolavano al pubblico, chi non era presente ha vissuto in differita l’evento, respirando anche l’atmosfera.
    Beh… io stavo in parallelo dentro al workshop italiano in tutta la mia fisicita’ e ansia e quindi il workshop di ESF l’ho vissuto in trasparenza a posteriori in virtuale.

    Voglio dire che comunque il nostro workshop italiano, che sento molto mio, perche’ l’ho costruito durante il caldo dell’estate, passo dopo passo … non e’ stato da meno del suo fratello contiguo ESF. E’ stato un workshop con sessioni di grande qualita’, estroso, frizzante, caldo e stimolante.
    Fiorello Cortiana, colui che ha messo in piedi il partito dei Verdi anni fa ora si occupa della Governance di Internet e si batte per i diritti della rete. La Senatrice Magnolfi sottosegretario di Nicolais alle riforme e innovazioni della PA ha mandato in video i suoi saluti appoggiando l’OA. Servira’? mah… comunque qualcosa il Berlin5 ha smosso. Nella mia sessione sulla gestione dei diritti nell’OA, badate l’ho chiamata “gestione dei diritti” e non copyright… ci sono mille sfumature nella blogosfera della proprieta’ intellettuale! beh nella sessione gestione dei diritti e OA avevamo un magistrato di Cassazione che ha parlato di nuove aperture sociali e della necessita’ di rivedere la legge sul diritto d’autore in Italia perche’ per la ricerca, per la didattica per i servizi delle biblioteche di carta e digitali l’attuale norma e’ penalizzante.
    Lo sappiamo tutti direte, ma che ce lo racconti un magistrato e’ una grande vittoria, vuol dire che qualcuno dall’altra parte sta cominciando a capire…

    Beh non voglio parlare delle sessioni italiane, ho visto che i blog gia’ riportano molto e molto meglio degli statici report a cui eravano abituati fino a pochi mesi fa…
    Se ci guardiamo indietro ne abbiamo fatta di strada …

    Voglio dire che io, l’organizzatrice, mi trovavo come dentro una nuvola e non mi rendevo conto di cio’ che i miei ospiti stavano provando. Ho letto nei vostri bellissimi blog di atmosfere, beh… io quasi avvertivo tutto questo “respirare” assieme a qualche cosa di impercettibile e anche precario… si precario come l’OA perche’ si ha sempre l’impressione che da un momento all’altro arrivi uno tsunami e distrugga tutto, o lo tsunami siamo noi dell’OA?
    Respiri e battiti di tastiera impercettibili, sentivo Peter Murra-Rust dietro di me in Aula Magna, il 19 e 20 (il 21 stavo calata nel workshop italiano e quindi l’ho perso di vista), dicevo sentivo Peter dietro di me che tichettava veloce nella tastiera del suo laptop… E’ un blogger mi sono detta tra me sorridendo…
    Meno male che mi sono battuta a sangue per avere il wireless alla conferenza, perche’ nessuno sa la battaglia condotta per questo wireless, nel Palazzo del Bo’ del nostro ateneo, uno dei piu’ bei palazzi della citta’, antico, ma cosi’ tanto antico da non poter accettare modernita’ come il wireless che suonavano come anatemi contro le sue mura ricche di storia.
    E’ stata una battaglia difficile, che ha coinvolto centro di calcolo, amministratori, avvocati (per via del decreto Pisanu antiterrorismo …) e alla fine abbiamo vnto… abbiamo avuto il wireless, impiantato per sempre per tutte le future conferenze che si terranno a Palazzo. Grazie al berlin5! A futura memoria
    Grande vittoria…
    Ecco… per dire come mi sentivo io, seduta nella fila davanti a Peter, che picchiettava convinto sulla sua tastiera tutto eccitato, gli occhi che gli brillavano ed io, davanti, con il cuore che batteva a ritmo del suo tichettare, perche’ ero terrrorizzata che i netpoint crollassero da un momento all’altro, che il wireless per incantesimo sparisse chiundendoci dentro le mura fisiche dell’Aula Magna… si perche’ il giorno prima il 18 i netpoint del wireless non funzionavano piu’… e sono stati sostituiti della notte…
    I nostri avvocati dell’ufficio legale, il nostro direttore amministrativo, i nostri uffici tutti, si sono dati da fare per questo grande evento e con grande soddisfazione devo dire che sono riuscita a mettere insieme i vari pezzi del puzzle… alcuni di loro, di questi colleghi che stimo, mi hanno detto che era la prima volta che venivano coinvolti direttamente ad avento di cosi’ grande portata, e che venivano chiamati ad assistervi… credo che questo sia un passo importante da fare…

    Sono anche convinta che noi bibliotecari possiamo fare poco da soli, noi organizziamo, gestiamo informazione prodotta da altri, noi produciamo metadati certo, ma e’ come se fossimo ad un metalivello assieme ai nostri metadati😉
    Siamo un po’ come fuori dalla scena, la anticipiamo forse… ma l’OA a mio avviso va affrontato in modo diverso, come dice PeterMR quando parla del’uso dei dati…
    Il papero classico, l’articolo perde importanza, non ha piu’ senso la ricerca composta da eleganti paperi su riviste patinate, costosissime riviste e-journal, o anche OA journal, sono asettici punti di vista talvolta, come quello che racconta Pierre Bordieau nel suo indimenticabile libro (a stampa😉 “Il mestiere dello scienziato” quando dice che alcuni lavori frutto di ricerche di laboratorio sono rivisti decine di volte, durante svariate peer-reviews, fino a divenire un oggetto completamente diverso da quello che stava nella testa del suo autore/scienziato, qualcosa che prende altre direzioni, qualcosa di spersonalizzato, asettico… di totalmente diverso da quello che era la ricerca originaria. Qualcosa di elegante ma poco incisiva.

    Bene, credo che il workshop ESF abbia significato una svolta.
    Se da una parte il workshop italiano ha segnato una svolta per l’Italia – andava fatto per chi non capisce bene l’inglese, per chi non era molto addentro alle questioni avanzate di OA come la condivisione dei dati trattata nell’ESF workshop… – se, appunto il nostro workshop italiano ha segnato un tappa importante perche’ erano presenti amministratori di ateneo e di governo, giuristi e scienziati… bene ESF e’ stato superlativo.
    E devo ringraziare gli organizzatori (Alexis e Max) che hanno pensato alla chiamata di speakers di cosi’ alto valore di grande spicco … gli ottimi speaker tutti… hanno saputo delineare una musica armonica e di grande effetto perche’ tutti assieme hanno dato una spallata al vecchio.

    Credo che sia questa la via da percorrere, assieme a gente come Ilaria Capua che conosco perche’ opera nella mia citta’, e perche’ seguo da anni nelle sue battaglie contro baronie cristallizzate da secoli che con eufemismi contorti confondono i concetti di valore e qualita’ della ricerca… con l’etica.
    Credo che avere i dati della ricerca sia tornare all’origine e assomigli molto al nostro mestiere di bibliotecari quando sosteniamo che le notizie vanno sempre vagliate andando a controllare la fonte. Ecco la fonte della ricerca sono i dati, spogli, nudi, che vanno letti, osservati, interpretati, connessi, solo cosi’ a vadi si può dare un valore… e questo e’ vero non solo per le scienze cosiddette dure… ma anche per le scienze umane e sociali.
    Il web 2.0 e’ una timida risposta un embrione che sta crescendo per dar vita ad un modo di fare e creare scienza nuovo, per chi vorra’ crederci, e provarci…
    Il web 2.0 e’ l’antitesi delle roccaforti del web 1.0 che fino a qualche anno fa sembrava il futuro… ma dobbiamo riuscire a connettere queste due anime se non vogliamo che non si perdano entrambe nella rete.

    Dicevo prima che dovremmo affrontare il web 2.0 da fronti diversi, i bibliotecari non bastano… ma occorre coinvolgere gli scienziati… tirali dentro al web 2.0 spogliandoli di tutta la loro formalità di papers in riviste IF… i nudi dati dicevamo…
    Beh… alla sessione sulla metrica 5.2 coordinata da Renato Bozio, nostro delegato alla ricerca, si e’ parlato di metrica e di Impact Factor… la roccaforte di tutte le roccaforti… per questo ho pensato di dare come omaggio a tutti i convegnisti italiani la traduzione italiana dello splendido saggio di Guedon…
    grazie alla University of Pisa Press che ci ha mandato 150 copie in omaggio della “lunga ombra dell’Oldenburg” perche’ capissero come e’ nato questo modello distorto… l’ho distributo a bibliotecari, docenti e amministratori…

    Penso che la sessione 5.2 sia stata fondamentale, era piena di gente, oltre 150… purtroppo in parallelo con quella dei paesi in via sviluppo … andava quasi deserta e di cio’ mi rammarico molto.
    Per me e’ la sessione 5.2 sulle metrice e’ stata importante perche’ sono convinta che non bastano i delegati alle biblioteche, ma dobbiamo coinvolgere i delegati alla ricerca se vogliamo davvero schiodare il vecchio… Chi si occupa della valutazione delle produzioni intellettuali di ricerca, ecco, è questo il punto, vanno coinvolti i docenti e i politici del mondo della valutazione per trovare nuovi modelli bibliometrici, la metrica questa sconosciuta … non solo in Italia…
    Vanno coinvolti gli economisti! I grandi assenti dalla scena OA, a parte qualche rara eccezione (mi riferisco al modello REPEC!)

    Credo che a parlare di OA e di politiche ci debbano andare i rettori in prima persona ma anche i delegati alla ricerca, gli amministratori che gestiscono il budget dei nostri atenei perche’ si devono rendere conto del drenaggio dai fondi pubblici agli oligopoli dell’editoria scientifica privata. Abbiamo bisogno di economisti che ci indichino modelli economici sostenibili e non palliativi!

    E’ anni che vado predicando che gli amministratori devono capire il perche’ dell’OA, serve piu’ che ci vada un direttore amminisitrativo di universita’ – alle riunioni europee – che dieci bibliotecari furbi…
    Nessuno mi ascolta… finalmente vedo che PeterMR dice le stesse cose che vado dicendo qui in Italia da anni… e mi sento un po’ piu’ forte… alle volte si rischia di sentirsi perduti…

    Sempre grazie a PeterMR ho anche scoperto che i bloggers usano in massa E-LIS, mia creatura digitale, non ne avevo avuto la percezione… e la cosa mi ha riempito di orgoglio, perche’ quando ho avuto l’idea di creare un archivio aperto internazionale per l’ambito LIS, nel lontano 2003, nessuno ci avrebbe scommesso un euro… ero CERN di Ginevra e forse l’aria che li’ si respira è ricca di bosoni elettrizzanti😉

    Per il momento chiudo…
    baci OA a tutti
    Antonella

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