“Information Literacy in the Age of Social Scholarship”

… si potrebbe dire che i blog, i commenti, le annotazioni, le discussioni, le valutazioni e così via sono indice di pregiudizi e dunque non hanno nessun ruolo nel discorso accademico. Ma questa convinzione si sta rovesciando, in quanto gli studiosi fanno uso di strumenti sociali di rete per espandere le loro ricerche. Questa espansione rende la ricerca più aperta, partecipativa, dialogica e democratica.

Laura Cohen, che scrive queste cose nel suo blog, è bibliotecaria di mestiere. E, come tale, invece di teorizzare ciò che non fa o fare ciò che non teorizza, dà, a proposito di che cosa si dovrebbe insegnare agli studenti, alcuni consigli pragmaticamente utili, meritevoli di essere tradotti:

  • Rendere gli studenti consapevoli dell’emergere della social scholarship

  • Renderli coscienti del fatto che l'”autorevolezza” di una fonte può essere stabilita con metriche ulteriori rispetto a quelle tradizionali (Authority 3.0)

  • Abbandonare, coerentemente, l’idea che esista un distinzione netta fra l’autorevolezza derivante dal peer review e quella derivante dalla social scholarship.

  • Usare, nei corsi, strumenti di software sociale (wiki, blog e così via) come parte del processo di ricerca

  • Assegnare letture da blog autorevoli entro l’area di ricerca che gli studenti devono esplorare

  • Praticare la social scholarship e mostrare queste attività come esempio di ciò che si affaccia all’orizzonte

I pregiudizi si conservano intatti quando una comunità scientifica non è capace di discutere in modo sereno, o per la sua struttura oligarchica, o perché, semplicemente, non è in grado di usare con consapevolezza gli strumenti di comunicazione di cui disporrebbe. In un sistema fondato sul peer review segreto e sulla pubblicazione ad accesso chiuso, una vicenda come quella di Pompeo Matroneo e Battista Solipsista è destinata a rimanere un pettegolezzo letterario, perché, in questo sistema, non sono previsti degli autentici spazi pubblici di discussione.

Se invece l’articolo di Pompeo Matroneo fosse stato depositato in un archivio ad accesso aperto e fosse stato offerto alla valutazione pubblica, non solo l’autore avrebbe avuto la possibilità di difendersi da un giudizio che suona tanto affrettato quanto contraddittorio, ma, soprattutto, sarebbe possibile affrontare apertamente la questione più importante: quella della qualità dei controlli della repubblica della scienza.

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