Concorso di colpa

Chi avesse seguito le elezioni politiche su questo exit poll in tempo reale, a cui partecipavano gli iscritti al forum di Politicaonline, si sarebbe fatto delle illusioni. Il suo risultato non rispecchia affatto quello della consultazione nazionale. I frequentatori di Politicaonline sono per lo più giovani, appassionati di politica, con un certo grado di istruzione. E, soprattutto, hanno accesso alla rete e hanno imparato ad informarsi da sé. Ma sono, in questo paese, una minoranza.

Di chi è la colpa? Anche nostra, di noi accademici minimi, medi e massimi.

Più di due secoli fa, in un saggio molto citato ma poco letto, Immanuel Kant scriveva che la libertà dell’uso pubblico della ragione è il mezzo più efficace per indurre ciascuno a pensare da sé. Per uso pubblico della ragione Kant intendeva “l’uso che uno ne fa, in quanto studioso, davanti all’intero pubblico dei lettori“. L’uso, cioè, che noi addirittura dovremmo compiere per professione e non – come altri – per diletto.

Nessuno di noi mette teoricamente in discussione queste belle parole. Ma buona parte di noi nasconde i suoi testi in volumi protetti da copyright e spesso nemmeno distribuiti o in riviste proprietarie. E quando si parla loro della pubblicazione ad accesso aperto, si viene educatamente ignorati. Così, nel paese dei monopoli televisivi illegali e delle concentrazioni editoriali, non esiste una opinione pubblica maggiorenne e capace di pensare da sé, perché molti, per pigrizia o per viltà, non fanno affatto un uso pubblico della ragione. A noi, in fondo, va bene così.

In cambio del silenzio otteniamo una piccolissima mancia: il privilegio di cooptarci nella nostra miserabile casta senza che il pubblico ci controlli. Anche altre corporazioni, altre oligarchie, ottengono simili mance, in cambio della loro acquiescenza. E’ così comodo avere a che fare con una opinione pubblica minorenne!

Kant, quando scriveva il suo saggio, aveva di fronte a sé il rischiaramento tedesco e Federico il Grande. Noi abbiamo – e avremo – di fronte altro. E, decisamente, ce lo meritiamo.

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