La democrazia, ad Atene

– Qual è l’organo fondamentale di una democrazia diretta? Ci pensi. Anche se non si ricorda nulla della costituzione di Atene, dovrebbe esserle facile dedurre la risposta … –

Il candidato guarda la commissione con gli occhi sgranati, cercando disperatamente qualcosa che non riesce  a immaginare.

Questa scena è ormai frequente ai miei esami, in una facoltà di scienze politiche tutt’altro che periferica. Gli studenti non hanno più idea di che cosa significhi parlare in assemblea, decidere in prima persona e  partecipare alla vita politica da cittadini e non da spettatori.  Questi giovani sono gli stessi che non si vergognano a chiedere alla commissione il favore di superare l’esame senza merito – “E’ l’ultimo esame…”; “Ma io ho studiato…”; “Ma è la seconda volta che vengo…” – come se fosse per loro scontato  che chiunque abbia un minimo di potere abbia titolo a esercitarlo in modo arbitrario.

Ai miei esami si parla di democrazia diretta perché quest’anno, per accidente, c’è in programma il Critone, un dialogo giovanile di Platone in cui Socrate sostiene che, in un ordinamento legittimo, un cittadino onesto deve rispettare le sentenze dei giudici, perfino quando gli sembrano ingiuste. Una res publicauna comunità politica che appartiene a tutti –  si fonda su un sistema di norme condivise:  se i cittadini cominciassero a disobbedire alle sentenze, questo sistema di norme perderebbe la sua autorità e la repubblica cesserebbe di esistere. D’altra parte, come già si diceva, una repubblica è tale se e solo se si costruisce su uno spazio pubblico nel quale i cittadini possono muoversi e parlare liberamente.

Ad Atene c’era una democrazia diretta, che trattava ciascun cittadino come un militante. Socrate, che faceva discorsi assai poco democratici, era stato condannato per un reato d’opinione. Eppure, pur continuando a professare le sue idee, scelse di non sottrarsi né al processo, né all’esecuzione della sentenza. Perché lo fece? Perché voleva che la sua argomentazione politica e morale conservasse la sua autorevolezza. C’è – c’era – una bella differenza fra un resistente civile, che opera per essere processato e obbligare il sistema a fare i conti con se stesso, un corruttore furbastro che cerca di sottrarsi alla giustizia e un tiranno che si fa fare leggi e sentenze a suo vantaggio. Ad Atene anche il cittadino comune lo capiva.

Il caso Socrate è stato convenzionalmente attualizzato per illustrare gli esiti totalitari di una democrazia populistica. Ma ad Atene c’era ancora una democrazia e i cittadini erano ancora cittadini. Ad Atene Socrate ha avuto il privilegio di poter fare un discorso serio e di venir preso sul serio.

Ad Atene si faceva così.

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