Oligarchie frattali II

Se a  Pompeo Matroneo venisse in mente di recensire Prisco Architrave facendo commenti men che elogiativi – scrivendo, per esempio, che Prisco non è del tutto convincente quando suggerisce che vi sia una forte correlazione fra gli asparagi e l’immortalità dell’anima – che ne direbbero Cariatide, Pluteo, Capitello, Solipsista, Interno e tutti gli altri colleghi?

Chi si aspettasse che, su tanta questione filosofico-botanica, chi appartiene a una comunità scientifica senta il bisogno di prendere posizione, per Prisco o per Pompeo, rimarrebbe amaramente deluso. Anche se Pompeo avesse osservato la massima continenza formale, la materia del contendere verrebbe trattata come del tutto secondaria: tutti parlerebbero solo del fatto che Matroneo ha  “attaccato” Architrave.  E se  Matroneo avesse voluto rafforzare la sua tesi citando un saggio di Agamennone Interno che nega la possibilità di connettere l’immortalità dell’anima agli asparagi,  lo stesso Interno si affretterebbe a intervenire a favore di Architrave – se, beninteso, questi si trovasse in una posizione gerarchicamente superiore a quella di Pompeo.

Così funziona una oligarchia, quando la sua occupazione del potere si è ormai interamente separata da ciò che in origine giustificava la sua preminenza. La discussione libera, che non sarebbe pericolosa per una comunità di ricerca reale, diventa distruttiva per una comunità di ricerca nominale – proprio come la libertà di espressione, che è il sale di una democrazia reale, è invece pericolosissima in una democrazia nominale.

Varrebbe la pena interrogarsi sui meccanismi che hanno trasformato la repubblica della scienza in una oligarchia insensata. Ma ciò non avverrà: solo Pompeo Matroneo pagherà per il suo ardire, come se del nesso metafisico-botanico fra gli asparagi e l’immortalità dell’anima non interessasse né ai metafisici, né ai botanici.

Ricorda qualcosa? E’ successo, pochi giorni fa, che a qualcuno sia venuto in mente di raccontare su una pubblica piazza, raccogliendo voci di pubblico dominio, che una certa ministra sia diventata tale non per il suo merito, ma in  virtù di certi suoi ministeri, o che una certa legge, ancorché il presidente della repubblica si appresti a firmarla, non sia del tutto costituzionale. Di che cosa hanno parlato tutti? Del fatto che la certa ministra e il presidente della repubblica sono stati “insultati”, mentre la bizzarra politicizzazione di certi servizi non propriamente ministeriali o l’eventuale reiterato sfregio alla costituzione sono stati  accuratamente taciuti.

Le oligarchie grandi, a quanto pare, funzionano esattamente come le oligarchie piccole,  Si deplora, anche qui, che Aristofane, nel silenzio di Pericle, parli di politica in modo volgare. Ma nessuno si  chiede come mai, in questa città, Pericle se ne stia così zitto da non esserci proprio.

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