L’autografo dell’autore

Ho visto tanti esami universitari che guarda caso, necessitavano dell’acquisto del libro scritto dal docente. Ho visto gli stessi baroni FIRMARE il libro, in modo che non potesse passare di mano…

Queste parole anonime raccontano comportamenti non del tutto inverosimili. Molto spesso questi comportamenti avvengono in buona fede. Certi professori  credono che i loro migliori amici – per il loro presunto peso nella valutazione della ricerca – siano gli editori, e non il pubblico. Così, quando l’insospettabile editore scientifico Avidio Vespasiano condiziona la stampa di un libro per i suoi  tipi prestigiosi all’adozione di quel testo in un corso, il docente è ben felice di farsi suo agente e promuoverne l’acquisto coatto.

Adottare i propri libri come testi d’esame per farli comprare agli studenti è inelegante, soprattutto perché il professore, oggi, potrebbe metterli a loro disposizione gratis in rete.  Ma firmare il libro di ciascun esaminando per evitare che lo condivida con altri è un reato che si chiama  concussione. Una commissione d’esame ha l’obbligo di respingere il candidato che, a suo giudizio, non conosce il libro; non ha però l’abusivo potere di controllare in che modo lo studente l’abbia fatto proprio.

Per fermare la concussione basterebbe un piccolo esposto o, ancor più semplicemente, una  chiacchierata in camera caritatis col preside o con un rappresentante degli studenti. Gli esami, almeno finché l’università resterà pubblica, sono pubblici per legge. Sarebbe facile – qualsiasi preside lo sa – cogliere il professore in flagranza di reato.

Non serve a niente, invece, andarsene in giro per la rete a deplorare il tutto in forma pseudoanonima, e a compiacersi astiosamente per l’ultimo o il penultimo taglio all’università. Le oligarchie esistono perché esistono sudditi che piegano il capo anche quando sarebbe facile opporsi.

Ognuno ha i professori che si merita.

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