Piazza dei Cavalieri, oggi

Ieri scrivevo “vedremo domani”. E oggi ho visto.

Si stanno muovendo – dum Romae consulitur – gli studenti.  L’assemblea che i ricercatori precari dell’università di Pisa avevano convocato, per chiedere ai docenti quello di cui dicevo ieri,  ha avuto un tale concorso di folla che non si è potuta tenere in quest’aula qui. Si è dovuta spostare in Piazza dei Cavalieri. Su Indymedia ci sono alcune fotografie che fanno capire quanto la piazza fosse piena. Altre immagini, ancor più impressionanti, sono a questo indirizzo e su YouTube. Qui ci si può fare un’idea di quanto sia grande la piazza, vuota.  Secondo i più anziani – io non ho esperienza di quell’epoca –  a Pisa non si vedeva una cosa del genere dagli anni ’70.

Io faccio centinaia di esami l’anno, ma di voti alti, per principio, ne do pochi; fra i partecipanti, però, ho visto le facce di alcuni di quei pochi che avevano ricevuto, al mio esame, un voto dal 28 in su. Posso dunque testimoniare che in quella piazza c’erano studenti che studiano.

E’ la seconda volta in pochi mesi che vedo folle strabocchevoli di giovani partecipare ad eventi completamente ignorati dai tradizionali mezzi di comunicazione autoritari, nei quali uno solo  parla a un pubblico condannato al silenzio. C’è da pensarci.

Non è stata una manifestazione di partito. Gli oratori che si dicevano insoddisfatti dell’opposizione ricevevano applausi calorosi. Le richieste sono state molto, molto chiare:  studiare senza doversi ipotecare la casa, lavorare seriamente e non da schiavi, poter pensare e parlare liberamente.  Per questo si vuole che l’istruzione non sia una questione privata. Come ai tempi di Felice Le Monnier, le rivendicazioni culturali, politiche ed economiche sono tutt’uno. Non a caso i primi ricercatori pisani ad astenersi da una didattica che finora avevano fornito al di là del loro dovere sono stati i meno ideologizzati che si possa immaginare: quelli di ingegneria.

Che cosa succederà ora? Nella rivendicazione di una università pubblica c’è una richiesta di trasparenza, molto difficile da ottenere in un paese di oligarchie frattali. Ma quello che ho visto in piazza dei Cavalieri, oggi, aveva in sé il germe di qualcosa di molto diverso.

One Comment to “Piazza dei Cavalieri, oggi”

  1. Anche io sono d’accordo sul fatto che si debba manifestare e protestare contro questo governo, ma manifesterò e protesterò anche contro questa università di cui sei parte organica. I professori italiani dovrebbero fare autocritica, se l’Università è ridotta in questo modo è colpa vostra. Preferirei prostituirmi piuttosto che restare in una struttura dove contano solo le raccomandazioni, gli agganci politici e l’assoluto disprezzo vergo la dignità del lavoro. E non mi venire a dire che non c’entri niente, se ci nsegni hai colpa anche tu. Gli stati di fatto non si risolvon dall’interno, si risolvono creando altri stati di fatto all’esterno. E l’Università è di tutti, non solo di chi prende più di 28 agli esami. Scritto da uno che si laueò con 110 e lode a 22 anni, dopo aver sostenuto 21 esami conseguendo 14 volte trenta e sei volte trenta e lode.

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