Agli antipodi

Traduco qui sotto la Dichiarazione di Brisbane sull’accesso aperto appena firmata da una sessantina di istituzioni di ricerca in Australia.

Preambolo:  I partecipanti riconoscono l’Accesso Aperto come una attività strategica da cui la ricerca dipenderà a livello internazionale, nazionale, universitario, di gruppo e individuale.

Strategie: Perciò i partecipanti  decidono quanto segue, come ricapitolazione delle strategie fondamentali che l’ Australia deve adottare:

1. Ogni cittadino deve avere un accesso libero e aperto alla ricerca, ai dati e alla conoscenza pubblicamente finanziata. [grassetto mio]

2. Ogni  università australiana deve aver accesso a un archivio digitale che raccolga, a questo scopo, i suoi risultati di ricerca.

3. Questo archivio deve contenere come minimo tutti i materiali  segnalati nell’Higher Education Research Data Collection (HERDC).

4. Il deposito dei materiali deve aver luogo al più presto possibile, e nel caso di articoli di ricerca editi  deve essere la versione finale dell’autore al momento dell’accettazione, in modo da massimizzare l’accesso aperto ad essi.

Per dirlo all’australiana, uno degli argomenti più forti a favore della pubblicazione ad accesso aperto è quello secondo cui chi finanzia la ricerca con le sue imposte ha ben diritto a ricevere qualcosa in cambio senza doverlo pagare di nuovo, perché si è messo in mezzo un editore commerciale.

Se le università italiane diventassero fondazioni finanziate privatamente, questo argomento cadrebbe d’incanto. Chi “mette i soldi” potrebbe trovare vantaggioso ottenere un lucro collaterale associandosi a un editore che preferisce l’accesso chiuso.  Come si potrebbe esigere quanto pretendiamo collettivamente da un sistema pubblico, nei confronti del quale siamo cittadini, da un privato di cui siamo soltanto clienti?

Il cittadino che vuole che l’università pubblica renda accessibili i suoi testi pretende quello che,  come contribuente, ha già collettivamente pagato  – anche quando, come singolo, non ha pagato  affatto. Il cliente di un ente privato, che è solo,  non  può chiedere  nulla più di quanto è in grado di pagare.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: