Un paese di tagliagole

L’editoriale di “Nature” Cut-throat savings è dedicato ai tagli alla ricerca italiana e alle proteste che stanno suscitando. Ecco la traduzione della sua parte conclusiva.

Il governo Berlusconi  può credere che siano necessarie draconiane misure di bilancio, ma i suoi attacchi  alle fondamenta della ricerca italiana sono insensati. e miopi  Il governo ha trattato la ricerca come una delle tante spese da tagliare, quando in effetti  è piuttosto da considerarsi come un  investimento per costruire un’economia della conoscenza del XXI secolo. In realtà l’Italia ha già fatto proprio  questo concetto sottoscrivendo gli obiettivi UE fissati a Lisbona nel 2000, per i quali gli stati membri si sono impegnati ad alzare il loro investimento in ricerca e sviluppo al  3% del loro prodotto interno lordo. L’Italia, un paese del G8, ha una delle spese più basse in questo settore – appena l’1.1%,  meno della metà di quello di paesi paragonabili come la Francia e la Germania.

Bisogna che il governo prenda in considerazione qualcosa di più dei guadagni a breve termine prodotti con un sistema di decreti  reso facile da ministri compiacenti  Se vuole preparare un futuro realistico per l’italia, come dovrebbe, non dovrebbe riferirsi oziosamente al passato remoto, ma capire come funziona la ricerca in Europa, nel presente.

Nell’articolo c’è pure una nota di colore  su Renato Brunetta,  il quale ha dichiarato che i ricercatori sono come i capitani di ventura del Rinascimento: dar loro un posto fisso significherebbe ucciderli. Chi è in Italia sa che il ministro sta parlando degli altri e non di sé. Lui, infatti  –  divenuto associato con la grande sanatoria del 1981 e ormai inamovibile professore ordinario dell’università italiana – è già morto da un pezzo.

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