Questo non è il ’68. Questo è il 2008

Insegno a Pisa, una delle città da cui è partita la rivolta degli studenti. Ho fatto regolarmente lezione, entro i limiti stabiliti dalla legge, tranne nei giorni in cui la didattica era stata dichiarata ufficialmente sospesa. Come si può vedere dal newswire della mia facoltà, anche i miei colleghi stanno facendo regolarmente lezione. Gli spostamenti d’aula che vengono comunicati sono dovuti solo al fatto che il polo Carmignani è attualmente occupato. Ma, per quanto mi risulta, a nessun professore è stato impedito di fare lezione e a nessuno studente è stato impedito di parteciparvi. Vedo gli studenti che seguono il mio corso sia a lezione sia alle manifestazioni contro (Gelmini)-Tremonti. Di “facinorosi” per ora non ce ne sono: questi sono studenti che vogliono studiare.

Il rafforzamento “identitario” sarebbe – si dice –  il vero e unico senso di queste “rituali” proteste giovanili. Sarà. A me sembra che questo arzigogolo non sia l’unico senso che queste proteste hanno, bensì l’unico che si è disposti a concedergli.  Qui ci sono delle oligarchie senili  e  ossessive, senilmente e voracemente arroccate sui loro privilegi, che vogliono  negare a tutti questi giovani il diritto di dire la loro sul loro futuro; il diritto di potersi elevare socialmente tramite una istruzione pubblica di qualità offerta a prezzi ragionevoli; il diritto di non essere gli unici a pagare per una crisi economica dovuta non a loro, ma alla loro stessa avidità dissennata. Qui si stanno negando ai giovani dei diritti di cui i vecchi hanno abusato senza ritegno, senza che nessuno dei gerontocrati abbia mai fatto nulla per porre a se stesso un freno. E’ una questione di identità? A me sembra un serio, serissimo problema di giustizia.

One Comment to “Questo non è il ’68. Questo è il 2008”

  1. Ciao mi chiamo Godot e insegno in un istituto superiore… sebbene in seguito ai commenti su un altro blog sia stata chiamata “sovversiva” da qualcuno che aveva piena fiducia nel decreto Gelmini, e che chiamava i ragazzi che protestavano facinorosi… parole dette da altri, mi sembra… leggendo quanto scritto nel post… ho pensato di dire la mia.
    E’ vero vogliono mettere un’ipoteca sul futuro di questi ragazzi e loro non hanno neanche il diritto di protestare… vogliono mandare la polizia nella scuola (anche se poi se lo sono rimangiati) senza lasciare ai presidi o ai rettori la possibilità di decidere se si trascende dalla protesta per arrivare all’occupazione. E poi si urla al comunista, al sessantottino anche se sono molto più giovane… mentre non si può ritornare gli insulti per non scadere nel degrado di menti così piccole da pensare solo con le parole dei tg… dal non vedere che il modello “americano” tanto decantato fa gravare sulle spalle di 2/3 degli studenti debiti che si portano avanti per 10 anni. Ma i politici dicono “non è vero… non ci saranno tagli” e i precari vanno a casa… e diciamoci la verità oramai sono quasi tutti precari.
    Quindi? Ho stampato il decreto per tanti ragazzi quanti ne ho in classe e non ho fatto lezione, li ho fatti discutere sulla questione… non sono intervenuta se non per dirgli ogni tanto di non alzare la voce… e sono arrivati alle mie stesse conclusioni. Nascosti con scuse di carattere “didattico” il decreto è solo un taglio ai fondi che rischia di far cadere la cultura italiana nel degrado assoluto. Mi scuso per il lunghissimo commento ma in fondo sono una sovversiva!

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