L’Italia e il Cile

E’ vero che l’Italia produce meno laureati del Cile? Pare di sì, a voler credere a questo comunicato stampa ministeriale. E a non volerci credere? Be’, gli ingegneri pisani hanno fatto un po’ di conti su questa e altre rivelazioni, qui.

Non occorre, del resto, essere ingegneri per  scaricarsi dal sito del ministero  un utile libretto il quale racconta che nel 2007 i laureati italiani sono stati 301.298. Il Cile, come si può vedere qui, nel 2006 ha prodotto 87.405 laureati.

Come può il ministero raccontare una cosa la cui falsità è così facilmente verificabile? Molto probabilmente l’ente governativo deputato alla nostra istruzione ha usato come fonte il titolo di  questa notizia, a proposito dell’ultimo rapporto OECD Education at a glance.  Se il ministero avesse avuto una cultura letteraria  tale da permettergli di affrontare la lettura non solo del titolo, ma anche del testo della notizia e la cultura matematica necessaria a interpretarlo, si sarebbe reso conto che il rapporto non si riferiva a valori numerici assoluti, bensì a percentuali.

Nella fascia di età tra i 24 e i 34 anni solo il 17%  degli italiani, ha ottenuto una laurea – percentuale, questa, leggermente inferiore a quella cilena, come si vede alla  tavola A1.3a del rapporto Oecd. L’OECD, a dire il vero, aggiunge anche che dopo la riforma del 2002 la percentuale delle ultime generazioni di laureati è rapidamente aumentata e si sta approssimando alla media dei paesi OECD. Ma queste sono sottigliezze che un ministero dell’istruzione non può certo cogliere.

La tavola A1.3a del rapporto Oecd riserva però delle sorprese.  Il 17% è la percentuale di popolazione italiana tra i 24 i 34 anni che ha ottenuto una laurea detta dall’OECD di tipo A; ma i cileni della stessa fascia d’età che hanno ottenuto questo genere di laurea sono, per l’OECD, solo il 14%.  I laureati cileni diventano  in percentuale, più dei laureati italiani solo se al 14% si somma. promiscuamente, il 4% di coloro che hanno ottenuto una laurea di tipo B – qualcosa di simile a un diploma universitario ad orientamento tecnico. E se alla percentuale di laureati italiani di tipo A (17%) si somma quella di tipo B (1%) otteniamo addirittura una percentuale pari a quella dei laureati cileni.

Non che queste percentuali siano confortanti: a quanto pare, lo stesso ministero italiano incontra difficoltà a decifrare testi e a soppesare numeri. Ma che, fra tutti i paesi del mondo, si sia  eretto a termine di confronto  proprio il Cile, è – come dire? – leggermente inquietante.

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