Ipotesi di concorso universitario post-gelminiano

Il professor Agamennone Interno vorrebbe che il suo diletto allievo Oreste diventasse associato. Che fa? Innanzitutto si va a leggere il decreto-legge Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca fresco fresco di gazzetta.

Dal decreto apprende che le università le quali non hanno superato nel 2007 il limite massimo, fissato per legge, del 90% del finanziamento ordinario, possono spendere il 50% del budget lasciato libero dai colleghi che vanno in pensione.  Le decurtazioni del finanziamento ordinario sono invece rimaste: questo significa che le università oggi  entro il limite del 90% non lo saranno più domani. Che il taglio alla gola per le università pubbliche è ancora in fondo all’orizzonte.

Ma ad Agamennone Interno tutto questo non interessa: l’esigenza del giorno è piazzare l’allievo.  Una volta fatto valere il suo potere per far bandire il suo concorso locale e ottenere la nomina a commissario interno da parte della sua facoltà, egli si imbatte però nell’articolo 4 del decreto gelminiano,  secondo il quale sarà affiancato, nel suo giudizio, da quattro commissari sorteggiati entro una rosa di eletti, di numero triplo rispetto a quello dei commissari complessivamente necessari nella sessione.

Perché Oreste possa vincere Agamennone ha bisogno solo di due commissari “amici”.  Dovrà dunque mettersi d’accordo con i colleghi perché in questa rosa siano eletti il maggior numero possibile di amici. lasciando ai nemici un numero ridotto di posti, in modo tale che, se anche venissero sorteggiati, rimarrebbero in minoranza.  Nell’ordinaria amministrazione, dunque, il decreto ha, come d’uso, cambiato tutto per non cambiare nulla.

Immaginiamo che qualcosa vada storto: per esempio, che ad Agamennone Interno si opponga Achille Rivale, un professore influente che riesca a far eleggere nella rosa un certo numero di potenziali commissari a lui fedeli. Il gioco della sorte, in questo caso, potrebbe formare una commissione composta da Agamennone Interno, il suo amico Menelao Prossimo, Tersite Esterno, Achille Rivale e il suo maestro Chirone Centauro. Una commissione siffatta – composta dai membri di due cordate e da un outsider – potrebbe finalmente celebrare un concorso vero?

Vediamo.

Agamennone e Menelao sono per Oreste Interno; Chirone e Achille per Patroclo Amico; Tersite Esterno, che vorrebbe tanto far vincere la sua allieva Medusa Impresentabile, è l’ago della bilancia.

Proviamo a immaginare Tersite nel modo peggiore possibile: in un gruppo disciplinare piccolo, potrebbe anche essere uno che è entrato nella rosa dei sorteggiabili  solo perché ha votato per se stesso. Che senza il decreto gelminiano non avrebbe mai potuto sperare di diventare commissario, perché i colleghi – a partire di quelli della facoltà, che lo conoscono bene – lo considerano un autentico cretino.

Tersite, dunque,  non batte chiodo da anni. Ora, che la sorte gli ha sorriso, si trova davanti l‘occasione della vita, irripetibile, qualora la contesa fra Achille e Agamennone fosse così  aspra  da impedire ai due di accordarsi per distribuire le idoneità a Oreste e Patroclo. In questa situazione, Tersite può offrire il suo voto a Achille o a Agamennone in cambio del loro appoggio a Medusa Impresentabile.

Medusa, però, è davvero impresentabile, tanto che Achille, per senso dell’onore, rifiuta lo scambio. Agamennone, che ha più pelo sullo stomaco, lo accetta.  I vincitori saranno quindi Oreste interno – come al solito – e Medusa Impresentabile.

Ordinariamente, dunque, i concorsi gelminiani per le due fasce superiori verranno decisi dai gruppi più organizzati; straordinariamente, nel caso di scherzi della sorte, sarà facilissimo comprare il voto di eventuali outsider.

La  commissione per un concorso di ricercatore sarà composta dal commissario nominato dalla facoltà e da due professori ordinari sorteggiati dalla solita rosa di eletti.  Il vincitore è soltanto uno: non si possono dunque fare scambi. Però i due commissari che volessero votare  contro il  candidato interno dovrebbero essere consapevoli che, se bandissero un concorso per ricercatore a casa loro, verrebbero ripagati con la stessa moneta. Sfavorire il candidato interno sarebbe per loro conveniente solo in un caso: che siano immuni da vendetta in quanto nessuno dei due è in grado di far bandire concorsi per ricercatore nella propria facoltà.

Il carattere locale dei concorsi, la povertà di cui il sistema baronale costituisce, cinicamente, una soluzione, l’inevitabilità del giudizio pro amico, non sono stati minimamente toccati dal decreto Gelmini. Hanno ragione gli studenti  a continuare a  protestare.

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