Lettera aperta sull’accesso aperto: gli strumenti (3)

Segue da: Lettera aperta sull’accesso aperto: che cosa ha fatto l’università di Pisa (2)

Pubblicare ad accesso aperto non è più un’impresa pionieristica.

Chi vuole cominciare nel modo più semplice, con l’autoarchiviazione dei propri articoli in un archivio elettronico aperto istituzionale o disciplinare. può usare eprints.adm.unipi.it oppure può consultare PLEIADI, il Portale per la Letteratura scientifica Elettronica Italiana su Archivi aperti e Depositi Istituzionali, che elenca tutti gli archivi italiani. A livello europeo è inoltre appena stata inaugurato, per iniziativa della Commissione UE, OpenAIRE (Open Access Infrastructure for Research in Europe).

Il database Sherpa/Romeo contiene informazioni sulle politiche di copyright dei principali editori internazionali. Ormai quasi tutti consentono una qualche forma di Open Access.  In ogni caso, il diritto d’autore nasce nelle nostre mani: prima di regalarlo all’editore dobbiamo chiederci se è davvero nostro interesse farlo.   Se il nostro articolo è davvero un buon lavoro, renderlo più accessibile aumenterà anche  il numero delle sue citazioni.

Se vogliamo fare di più, possiamo pubblicare il nostro articolo in una rivista ad accesso aperto:  ci basta consultare la Directory of Open Access Journals e scegliere la più adatta. Molte university press –  anche quelle di Firenze e Pisa -, offrono inoltre, su richiesta,  la possibilità di far uscire  monografie ad accesso aperto, a costi contenuti.

Vogliamo fare ancora di più? Basta leggere, fra le linee guida della Crui all’Open Access, quelle dedicate alle riviste e alla valutazione della ricerca.  Forse, se la Crui avesse parlato dell’accesso aperto con la stessa forza con cui alcuni suoi membri hanno parlato della riforma Gelmini,   forse oggi sulla nostra agenda, e sui giornali, ci sarebbe l’accesso aperto e  non la riforma.

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