L’accademia dei morti viventi, parte prima: il giudizio degli spiriti

Sto pubblicando sul “Bollettino telematico di filosofia politica” una recensione del libro di Kathleen Fitzpatrick, Planned Obsolescence. Publishing, Technology and the Future of Academy. Sarò molto dettagliata, perché desidero rendere immediatamente disponibili al lettore italiano, con lo stratagemma dell’esterovestizione, tesi assai simili a quelle che da tempo si sostengono qui.

Gli argomenti della Fitzpatrick, cuciti addosso agli umanisti, rappresentano un mondo parzialmente diverso da quello delle “scienze dure”. Se siete interessati, come osservatori partecipi o no, a questa sfera della vita, potete già leggere la prima puntata della serie, dedicata alla revisione paritaria.

3 Responses to “L’accademia dei morti viventi, parte prima: il giudizio degli spiriti”

  1. Gentile professoressa,

    ho letto di recente vari posts del suo blog con interesse. Le scrivo perché, da giovane dottorando, mi piacerebbe sposare la sua campagna contro la pubblicazione presso gli editori tradizionali, soprattutto per via di un fatto accadutomi di recente. Un mio breve paper, in uscita sulla Classical Quarterly, era stato da me pubblicato online nelle sue prime bozze. Naturalmente avevo firmato una liberatoria che garantiva all’editore tutti i diritti sul paper, ma nella mia ingenuità mi ero convinto di conservare il diritto di diffonderne le prime bozze. Ricevo ora una email dall’editore che, sia pure in tono cortese, mi ingiunge di rimuovere il paper dal web – cosa che ho fatto prontamente, ma non nascondo che la cosa mi amareggia.
    E’ superfluo dire che questo comportamento degli editori limita la diffusione della conoscenza, piuttosto che incoraggiarla – e così si viene meno al motivo stesso per cui le riviste sono state fondate: diffondere conoscenza, non arricchire gli editori.

    Tuttavia la sua battaglia non può essere combattuta da noi giovani ricercatori, perché è il mercato accademico che ci impone di pubblicare in particolari riviste.

    Con questa mia le volevo semplicemente comunicare il mio pieno appoggio per la sua campagna, e mi rincresce davvero di non potervi prendere parte, proprio perché ne capisco bene le ragioni.

    Cordialmente,
    Luca Gili

  2. In realtà, l’università di Padova è fra gli atenei che applicano le linee guida della Crui per il deposito legale obbligatorio delle tesi di dottorato in un archivio istituzionale ad accesso aperto.

    Per quanto riguarda la sua vicenda, le persone più competenti sul copyright, in questo momento, sono i bibliotecari. La prossima volta, prima di cedere i diritti all’editore, provi a chiedere un consiglio a qualcuno dei suoi bibliotecari padovani, a partire dalla coordinatrice del progetto Padua@thesis (http://tesi.cab.unipd.it/staff.html), che è una delle anime del movimento OA in Italia.

    Ha, naturalmente, ragione a dire che i giovani sono nella posizione più vulnerabile e non portano – a differenza dei professori più in alto nella gerarchia – responsabilità della situazione in cui ci troviamo. Però, in quasi tutte le università italiane i ricercatori non sono soli, ma possono trovare un forte appoggio istituzionale, sia pure – purtroppo – in luoghi inaspettati e non immediatamente visibili.

    Grazie per avermi dato l’occasione di dirlo.

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