Agenti segreti? No: bibliotecari

Sull’intrigo nazionale generato dal regolamento sull‘archivio segreto dell’Anvur ha preso oggi posizione l’Associazione italiana biblioteche, con un breve comunicato stampa fondato su un’analisi giuridica più ampia. Questa è la sua tesi fondamentale:

l’utilizzazione di opere protette da copyright nell’ambito di procedure parlamentari, giudiziarie o amministrative, ossia nell’ambito dell’esercizio dei poteri pubblici, è coperta da una specifica eccezione di legge[*], applicabile in combinato disposto con le norme che definiscono e delimitano le attribuzioni e i poteri dei vari apparati dello Stato. Il legislatore comunitario e quello nazionale hanno ritenuto opportuno affrancare le autorità pubbliche dalla necessità di negoziare di volta in volta con i privati le condizioni per acquisire opere protette agli atti di un procedimento, ferme restando le normali cautele da adottare soprattutto in presenza di posizioni soggettive tutelate dall’ordinamento.

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