Harvard, abbiamo un problema

L’università più ricca e più famosa del mondo ha un problema. Non riesce più a pagare i costi degli abbonamenti alle riviste più prestigiose. E consiglia di passare all’accesso aperto.

Traduco al volo le parti salienti del suo comunicato alle facoltà, operativamente molto simile al breviario irriverente scritto da Danah Boyd nel 2008:

2. Prendete in considerazione l’invio di articoli a riviste ad accesso aperto, o a quelle i cui prezzi d’abbonamento sono ragionevoli e sostenibili: spostate il prestigio sull’accesso aperto.

3. Se fate parte della redazione di una rivista coinvolta, stabilite se può essere pubblicata ad accesso aperto, o indipendentemente da editori le cui politiche di prezzo sono insostenibili. Se non è possibile, valutate l’opzione di dimettervi.

Mentre l’America sta cominciando ad abbracciare gli ideali dell’accesso aperto, in Italia la valutazione della ricerca è intenta a tessere addosso alla filosofia e alle scienze sociali  la stessa camicia di forza di oligopolio e di arretratezza che le principali università del mondo stanno abbandonando. Harvard, anche noi abbiamo un problema – o, se non ce l’abbiamo, ce lo stiamo creando.

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