VQR: per gli occhi di nessuno

Poco più di un anno fa, criticando l’avventurosa segretezza della valutazione della ricerca italiana, avevo reso pubblico l’elenco delle tre opere – tutte ad accesso aperto –  che avevano varcato l’oscura soglia dell’Anvur.

Vi piacerebbe sapere come sono state valutate?

Dovrete tenervi la curiosità:  non lo so neppure io.  I dati aggregati del mio settore, entro il mio dipartimento, non sono stati resi pubblici “per privacy“: siamo così pochi che le nostre valutazioni individuali sarebbero indovinabili. Per lo stesso motivo non siamo inseriti in classifica – anche se, dopo aver fatto un po’ di conti sulle tabelle dell’Anvur, sono “quasi” in grado di dire quali colleghi pisani  hanno uno o più lavori marchiati come  “limitati”.

Il punto, però,  è un altro:  che senso ha una valutazione della ricerca non solo condotta da funzionari nominati direttamente o indirettamente dal governo, ma sottratta all’uso pubblico della ragione perfino nei suoi risultati? Le classifiche anvuriane, senza i responsi dei referee e mutilate “per privacy“, indicano davvero qualcosa di significativo? E inoltre, in un mondo che ha già mostrato di non essere immune al conflitto d’interessi, come facciamo a escludere che, nel sancta sanctorum dell’Anvur, qualcuno abbia ceduto alla tentazione di cantarsele e  suonarsele?

La pubblicità avrebbe aiutato sia a controllare il conflitto d’interessi, sia a stemperare l’autoritarismo dell’intera procedura.  Ma si è preferito fare in modo che la valutazione della ricerca scientifica non sia per nulla scientifica, neppure quando, come nel mio caso, i ricercatori temono molto più le segrete dell’Anvur che l’uso pubblico della ragione. Compulsiamo dunque le nostre graduatorie, e godiamoci l’imbuto.

Aggiornamento

Pare  che a partire dal 20 settembre l’esito di tanta valutazione sulle singole opere verrà comunicato, ma esclusivamente agli autori.  Se mi sarà lecito rendere pubblici i miei giudizi – dovrebbe esserlo, se è solo una questione di privacy -,  lo farò,  anche e soprattutto se dovessero essere negativi.  Le mie pubblicazioni recenti sono tutte ad accesso aperto:  potrebbe dunque essere utile e interessante gettare,  per il poco che posso,  uno spiraglietto di luce nelle catacombe dell’Anvur.

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