Perché sono fra i candidati del Partito Pirata italiano

Logo Partito Pirata italianoNell’ultimo decennio del secolo scorso il movimento del software libero ha contribuito a emanciparmi dall’accademia dei morti viventi aiutandomi a capire  che, a dispetto della valutazione di stato della ricerca, gli studiosi dovrebbero scrivere  per essere letti e non per altro.

Ora mi trovo a vivere in un’Unione Europea che va aggregando interessi particolari in nome di un universale che, quando non direttamente ispirato a un’ideologia economicistica, appare sempre più distante e vuoto. Tutta la sua legislazione è esposta al rischio di essere prolissa, incoerente e oppressiva come la direttiva sul copyright, esito di una partita determinata da monopoli vecchi e nuovi pur con l’assenso di chi,  in nome di valori meno privati,  è stato al gioco in cambio di qualche  briciola.

Che le libertà fondamentali di una società democratica non siano state in primo luogo difese dalla destra e dalla sinistra tradizionale, ma dalla deputata tedesca di un partito chiamato pirata – che la sua presenza sia stata determinante per far capire che l’uso e l’abuso del copyright non erano e soprattutto non sono solo questioni tecniche – meriterebbe di essere oggetto di riflessione.

Viviamo – si usa dire – in una società della conoscenza. E dalla conoscenza – dalla conoscenza come formazione libera di tutti e di ciascuno – si dovrebbe ripartire.

Questi sono gli ideali che mi hanno indotto a sostenere il Partito Pirata con la mia candidatura. Non importa, e francamente neppure me lo auguro, che sia votata o eletta io: ma è essenziale che nel prossimo parlamento europeo ci sia qualcuno, preferibilmente migliore di me, che ne porti testimonianza.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: