3 ottobre, 2015

Sulla revisione paritaria anonima

L’anonimità dell’esaminatore è […] un’idea sciocca e scandalosa. Chi deve firmare un giudizio e quindi mettere in gioco la propria rispettabilità sta bene attento a quel che scrive, mentre – e si potrebbe produrre un gran numero di esempi al riguardo – un recensore anonimo può permettersi il lusso di emettere giudizi affrettati, superficiali o anche di fare affermazioni palesemente sbagliate, con gli intenti più disparati, senza dover pagare alcun prezzo per questo. Il diffondersi delle procedure di selezione mediante il ricorso a valutatori anonimi, lungi dal garantire la serietà e l’obbiettività del giudizio – si sostiene che il valutatore anonimo sarebbe libero di esprimersi senza le reticenze dettate dai suoi eventuali rapporti di conoscenza o amicizia con il valutato o dal timore di rappresaglie – induce comportamenti poco etici se non addirittura scorretti. Che bisogno c’è dell’anonimato? Una persona che appartiene al mondo della ricerca e dell’università dovrebbe essere capace di conformarsi a criteri di “scienza e coscienza” e non avere il timore di difendere le scelte compiute su tali basi.

Non l’ho scritto io. L’ha scritto il matematico Giorgio Israel in un libro del 2013, Chi sono i nemici della scienza?, che ho scoperto troppo tardi.  Perché veneriamo istituzioni così condiscendenti con le nostre viltà?

3 ottobre, 2015

Nostra res agitur: la scienza aperta come questione sociale

Il primo convegno annuale dell’Aisa onlus -la nuova associazione italiana per la promozione della scienza aperta – si farà a Pisa il 22 e il 23 ottobre 2015. Il suo programma è qui. Passate a dare un’occhiata se capitate nei paraggi: sono fatti nostri.

5 giugno, 2015

Il Cratilo di Platone

Ho appena reso pubblica una guida ipertestuale alla lettura del Cratilo di Platone, composta, come al solito, per l’uso degli studenti di scienze politiche dell’università di Pisa. È visitabile a partire da qui.

5 giugno, 2015

È nata l’Associazione italiana per la promozione della scienza aperta

Vi piace l’accesso aperto? Vi dispiace che sia così difficile, in Italia, andare oltre le dichiarazioni di principio? Se desiderate fare di più, se volete che sia fatto di più,  potete unirvi all’Aisa onlus.

Il sito dell’Aisa si trova qui. Anche se non s’intende associarsi, le sue pagine meritano una visita, per esempio per leggere – qui – le discipline e i regolamenti per l’accesso aperto in vigore nell’università italiana.

16 marzo, 2015

Una lettera di dimissioni da meditare

Questo modo di intendere la valutazione, ovvero questa idea per cui è la valutazione a dire come ci dobbiamo comportare, è diventato a mio parere decisivo e palese da quando è stata costituita l’ANVUR, da quando cioè una struttura centrale e verticistica e che non risponde sostanzialmente a nessuno ha standardizzato le pratiche valutative, ha creato sistemi e protocolli di rara complicazione e farraginosità che hanno trasformato e riplasmato la vita degli Atenei (e dei docenti, che passano forse più tempo su moduli e protocolli che sui libri) e ha inciso, a mio parere profondamente e radicalmente, anche sulle stesse pratiche di ricerca.

Devo dirti che uno dei segni secondo me più eloquenti e tristi della crisi in cui versa il mondo intellettuale italiano mi sembra proprio l’acriticità con cui esso ha accolto, accettato e subìto (o la banalità con cui vi ha talvolta reagito, il che mi sembra addirittura peggio) uno dei tentativi più radicali e consapevoli (e in buona parte riuscito) di trasformare e rimodellare dall’esterno, secondo cioè logiche esterne alla ricerca, le pratiche di ricerca, le forme in cui si struttura e si esplica il lavoro di ricerca, il modo in cui si organizzano le comunità scientifiche.

Non l’ho scritto io. L’ha scritto Luca Illetterati, dimettendosi dal nucleo di valutazione della sua università. Sono dimissioni di coscienza che, come in tutti i casi in cui l’uso pubblico della ragione entra in contrasto radicale con quello “privato”, assumono un significato filosofico e politico.

Il testo integrale della sua lettera al rettore è qui. Vale la pena leggerlo.