I fautori del peer review dell’età della stampa lo giustificano, spesso, con un argomento pragmatico. Gli accademici sono anche vili: nessuno di loro oserebbe mai criticare apertamente il lavoro di un accademico massimo, ben sapendo che questi si comporterebbe secondo il suo peculiare galateo. L’ombra impenetrabile delle aule dei peer reviewer - pari soltanto di nome – protegge la serenità del loro giudizio.
Questo ragionamento assume, dall’epoca della stampa, che i revisori siano pochi e dunque timorosi. Ma è proprio necessario che sia così?
Ad Atene, per evitare che i giudici fossero corrotti o intimiditi, i tribunali avevano assunto la forma di grandi giurie popolari, composte per sorteggio. Socrate, per esempio, fu processato davanti a 500 giudici, non ricattabili proprio a causa del loro numero. Il peer review in rete ex post comporta, di fatto, una situazione assai simile.
Socrate, lo sappiamo, fu condannato. E si deve ammettere che fu condannato perché il suo tribunale non era composto da specialisti, ma da giurati casuali, facile preda del retore più abile.
Però il processo fu pubblico e il dibattito non si chiuse con la condanna di Socrate. Platone, diffondendo liberamente la sua autodifesa e lavorando per costruire comunità di conoscenza, riuscì a imporre il valore del suo maestro, che perdura nei millenni. Il peer review tradizionale avrebbe potuto riconoscere meglio di così la statura di un pensatore coraggioso e originale come Socrate?
Secondo una vecchia battuta, Socrate non sarebbe mai potuto diventare professore perché non ha scritto niente. Ma un editor frettoloso e due referee scelti accidentalmente avrebbero proceduto meglio dei giurati ateniesi – avendo, in più, la garanzia che né il lavoro socratico, né il loro giudizio sarebbero mai stati oggetto di dibattito pubblico? Siamo sicuri che il tribunale di Kafka sarebbe miglior giudice di quello di Atene?

5 comments
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31 Luglio, 2007 a 4:33 pm
Riviste scientifiche fai-da-te « Minima Academica
[...] tribunale di Atene, ogni giurato, preso singolarmente, era scientificamente e politicamente debole. La sua forza [...]
23 Settembre, 2007 a 4:29 pm
Il professore va al congresso: note su Berlin5 « Minima Academica
[...] rete, così che un qualsiasi Oreste interno con la sua brava monografia potrebbe tranquillamente sconfiggere un Socrate. Ma nulla ci obbliga a tenere in vita i nostri pregiudizi. … Bisogna dunque guardarsi bene [...]
2 Novembre, 2007 a 2:50 am
“Information Literacy in the Age of Social Scholarship” « Minima Academica
[...] Abbandonare, coerentemente, l’idea che esista un distinzione netta fra l’autorevolezza derivante dal peer review e quella derivante dalla social scholarship. [...]
29 Gennaio, 2008 a 1:28 am
Recensioni e rivoluzioni « Minima academica
[...] review, Prodi, recensioni, web 2.0 La valutazione retroattiva della ricerca – sul modello del tribunale di Atene – non è un’invenzione di accademici minimi, o anche medio-massimi, insoddisfatti del peer [...]
16 Marzo, 2008 a 11:27 pm
Minima post-academica « Minima academica
[...] questione che può essere decisa soltanto in due modi: oligarchico o democratico. La ricerca non può essere ridotta alle leggi che ha già consolidato, perché deve scoprire cose [...]