Archive for ‘politica’

20 aprile, 2019

Perché sono fra i candidati del Partito Pirata italiano

Logo Partito Pirata italianoNell’ultimo decennio del secolo scorso il movimento del software libero ha contribuito a emanciparmi dall’accademia dei morti viventi aiutandomi a capire  che, a dispetto della valutazione di stato della ricerca, gli studiosi dovrebbero scrivere  per essere letti e non per altro.

Ora mi trovo a vivere in un’Unione Europea che va aggregando interessi particolari in nome di un universale che, quando non direttamente ispirato a un’ideologia economicistica, appare sempre più distante e vuoto. Tutta la sua legislazione è esposta al rischio di essere prolissa, incoerente e oppressiva come la direttiva sul copyright, esito di una partita determinata da monopoli vecchi e nuovi pur con l’assenso di chi,  in nome di valori meno privati,  è stato al gioco in cambio di qualche  briciola.

Che le libertà fondamentali di una società democratica non siano state in primo luogo difese dalla destra e dalla sinistra tradizionale, ma dalla deputata tedesca di un partito chiamato pirata – che la sua presenza sia stata determinante per far capire che l’uso e l’abuso del copyright non erano e soprattutto non sono solo questioni tecniche – meriterebbe di essere oggetto di riflessione.

Viviamo – si usa dire – in una società della conoscenza. E dalla conoscenza – dalla conoscenza come formazione libera di tutti e di ciascuno – si dovrebbe ripartire.

Questi sono gli ideali che mi hanno indotto a sostenere il Partito Pirata con la mia candidatura. Non importa, e francamente neppure me lo auguro, che sia votata o eletta io: ma è essenziale che nel prossimo parlamento europeo ci sia qualcuno, preferibilmente migliore di me, che ne porti testimonianza.

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19 febbraio, 2013

Protagora e la filosofia delle comunità scientifiche

Platone merita di essere letto perché tratta quello che molti accademici, oggi, praticano soltanto: le leggi non scritte della nostra discussione. Nel Protagora, per esempio,  c’è uno confronto durissimo fra Socrate e il sofista che vale tuttora la pena di considerare, se, almeno, si vuole fare filosofia su se stessi invece di infliggerla agli altri. Ne parlo qui.

10 febbraio, 2012

#FRPAA

Mentre la protesta dei ricercatori prende forza fino a suscitare l’attenzione dell’Economist, a contrastare il RWA scende in campo un nuovo acronimo, il FRPAA (Federal Research Public Access Act of 2012). Si tratta di un disegno di legge che estenderebbe la linea di condotta obbligatoria per la ricerca sostenuta dal National Institute of Health imponendo l’accesso aperto, dopo sei mesi dalla pubblicazione, a tutti gli articoli frutto di ricerca a finanziamento pubblico. Per i dettagli e gli sviluppi di questo progetto, che meriterebbe di essere copiato in Italia, è utile seguire la pagina dedicatagli dall’Harvard Open Access Project.

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7 dicembre, 2011

La coscienza politica degli studiosi

Ho segnalato qui un articolo di Francesca Di Donato sulla respublica literaria nell’Illuminismo tedesco. Il tema può sembrare un po’ astruso, ma lo spettacolo di studiosi che riflettono in pubblico e con consapevolezza teorica sull’ordinamento delle loro comunità non lo è affatto, soprattutto se lo usiamo come termine di confronto per capire quello che facciamo – o potremmo fare – noi oggi.

13 novembre, 2011

I tiranni

La tirannide è l’esito di una democrazia senza legge. Il tiranno è un capopopolo che approfitta della situazione per guadagnarsi il favore della gente con la propaganda, privatizzare il potere politico e concentrarlo nelle sue mani.

Questa analisi è stata fatta da Platone circa due millenni e mezzo fa: ripetute esperienze di popoli smemorati la rendono ormai poco originale.

Però, a differenza dei moderni che, ammirando l’individualità e l’originalità, vedono il tiranno come una figura tragica, Platone ne coglie la piccolezza. Fra  quello che ci muove – ragione, ambizione o appetito – il tiranno non è governato dall’ambizione. Gli ambiziosi hanno il senso dell’onore e della reputazione: il tiranno ne è privo. Il tiranno è come un tossicodipendente, dominato dagli appetiti, da un’ossessione che viene dalla sua parte animale, senza ragione e senza onore.

Se nella polis – scrive Platone – le persone di questo tipo sono poche, verranno trattate come criminali; se sono molte, la città diventerà una tirannide, dominata da chi ha nell’anima il tiranno maggiore. Un uomo smodato, meschino e ridicolo può afferrare e trattenere il potere solo in una città popolata da anime tiranniche.

Nella piccola e provvisoriamente privilegiata porzione d’Italia che vivo ho visto e vedo studiosi pubblicare ad accesso chiuso e lavorare gratis come referee per le multinazionali dell’editoria scientifica in nome dell’interesse alla propria carriera dichiarando che perché si affermi la pubblicazione ad accesso aperto “ci vorranno secoli”, ho visto professori trattare le critiche come attacchi personali da vendicare nell’ombra, ho visto academic star copiare, o irridere chi si impegna per l’uso pubblico della ragione – ho visto cose, insomma, che ogni Italiano riesce benissimo a immaginare.

Ci siamo abituati a pensare queste meschinità, queste grettezze, come semplicemente umane, o come parte di un carattere nazionale che si descrive con compiacimento, e non come tiranniche: ma non guardare al di là del proprio naso e trattare il mondo come se fosse identico a se stessi – almeno finché il mondo non si vendica – è compiere in piccolo quello che il tiranno fa in grande. Come aveva capito anche Sciascia, la sostanza della tirannide non sta in Don Rodrigo, ma in Don Abbondio – nei tantissimi don Abbondio che l’hanno resa e la rendono possibile. Ed è più facile far cadere il tiranno più evidente, per addossare a lui – alla sua resistibile ascesa – tutte le colpe, che i piccoli che l’hanno costruito.