Archive for ‘politica’

19 febbraio, 2013

Protagora e la filosofia delle comunità scientifiche

Platone merita di essere letto perché tratta quello che molti accademici, oggi, praticano soltanto: le leggi non scritte della nostra discussione. Nel Protagora, per esempio,  c’è uno confronto durissimo fra Socrate e il sofista che vale tuttora la pena di considerare, se, almeno, si vuole fare filosofia su se stessi invece di infliggerla agli altri. Ne parlo qui.

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10 febbraio, 2012

#FRPAA

Mentre la protesta dei ricercatori prende forza fino a suscitare l’attenzione dell’Economist, a contrastare il RWA scende in campo un nuovo acronimo, il FRPAA (Federal Research Public Access Act of 2012). Si tratta di un disegno di legge che estenderebbe la linea di condotta obbligatoria per la ricerca sostenuta dal National Institute of Health imponendo l’accesso aperto, dopo sei mesi dalla pubblicazione, a tutti gli articoli frutto di ricerca a finanziamento pubblico. Per i dettagli e gli sviluppi di questo progetto, che meriterebbe di essere copiato in Italia, è utile seguire la pagina dedicatagli dall’Harvard Open Access Project.

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7 dicembre, 2011

La coscienza politica degli studiosi

Ho segnalato qui un articolo di Francesca Di Donato sulla respublica literaria nell’Illuminismo tedesco. Il tema può sembrare un po’ astruso, ma lo spettacolo di studiosi che riflettono in pubblico e con consapevolezza teorica sull’ordinamento delle loro comunità non lo è affatto, soprattutto se lo usiamo come termine di confronto per capire quello che facciamo – o potremmo fare – noi oggi.

13 novembre, 2011

I tiranni

La tirannide è l’esito di una democrazia senza legge. Il tiranno è un capopopolo che approfitta della situazione per guadagnarsi il favore della gente con la propaganda, privatizzare il potere politico e concentrarlo nelle sue mani.

Questa analisi è stata fatta da Platone circa due millenni e mezzo fa: ripetute esperienze di popoli smemorati la rendono ormai poco originale.

Però, a differenza dei moderni che, ammirando l’individualità e l’originalità, vedono il tiranno come una figura tragica, Platone ne coglie la piccolezza. Fra  quello che ci muove – ragione, ambizione o appetito – il tiranno non è governato dall’ambizione. Gli ambiziosi hanno il senso dell’onore e della reputazione: il tiranno ne è privo. Il tiranno è come un tossicodipendente, dominato dagli appetiti, da un’ossessione che viene dalla sua parte animale, senza ragione e senza onore.

Se nella polis – scrive Platone – le persone di questo tipo sono poche, verranno trattate come criminali; se sono molte, la città diventerà una tirannide, dominata da chi ha nell’anima il tiranno maggiore. Un uomo smodato, meschino e ridicolo può afferrare e trattenere il potere solo in una città popolata da anime tiranniche.

Nella piccola e provvisoriamente privilegiata porzione d’Italia che vivo ho visto e vedo studiosi pubblicare ad accesso chiuso e lavorare gratis come referee per le multinazionali dell’editoria scientifica in nome dell’interesse alla propria carriera dichiarando che perché si affermi la pubblicazione ad accesso aperto “ci vorranno secoli”, ho visto professori trattare le critiche come attacchi personali da vendicare nell’ombra, ho visto academic star copiare, o irridere chi si impegna per l’uso pubblico della ragione – ho visto cose, insomma, che ogni Italiano riesce benissimo a immaginare.

Ci siamo abituati a pensare queste meschinità, queste grettezze, come semplicemente umane, o come parte di un carattere nazionale che si descrive con compiacimento, e non come tiranniche: ma non guardare al di là del proprio naso e trattare il mondo come se fosse identico a se stessi – almeno finché il mondo non si vendica – è compiere in piccolo quello che il tiranno fa in grande. Come aveva capito anche Sciascia, la sostanza della tirannide non sta in Don Rodrigo, ma in Don Abbondio – nei tantissimi don Abbondio che l’hanno resa e la rendono possibile. Ed è più facile far cadere il tiranno più evidente, per addossare a lui – alla sua resistibile ascesa – tutte le colpe, che i piccoli che l’hanno costruito.

19 ottobre, 2011

Telecomunisti!

Il Manifesto telecomunista di Dmytri Kleiner è un – interessante – tentativo di applicare il socialismo immateriale dell’età della rete al mondo materiale che tormenta tutti noi. Si può scaricare, in inglese, da qui. Qui c’è una mia presentazione critica che cerca di liberarlo dal suo linguaggio vagamente ottocentesco.

Circola pure una traduzione italiana che non posso linkare perché il mio codice d’onore mi proibisce di far pubblicità a un testo che, pur contenendo una critica feroce al copyright, esce – se non m’inganno – ad accesso chiuso. Google, in ogni caso, è suo amico.