16 marzo, 2015

Una lettera di dimissioni da meditare

Questo modo di intendere la valutazione, ovvero questa idea per cui è la valutazione a dire come ci dobbiamo comportare, è diventato a mio parere decisivo e palese da quando è stata costituita l’ANVUR, da quando cioè una struttura centrale e verticistica e che non risponde sostanzialmente a nessuno ha standardizzato le pratiche valutative, ha creato sistemi e protocolli di rara complicazione e farraginosità che hanno trasformato e riplasmato la vita degli Atenei (e dei docenti, che passano forse più tempo su moduli e protocolli che sui libri) e ha inciso, a mio parere profondamente e radicalmente, anche sulle stesse pratiche di ricerca.

Devo dirti che uno dei segni secondo me più eloquenti e tristi della crisi in cui versa il mondo intellettuale italiano mi sembra proprio l’acriticità con cui esso ha accolto, accettato e subìto (o la banalità con cui vi ha talvolta reagito, il che mi sembra addirittura peggio) uno dei tentativi più radicali e consapevoli (e in buona parte riuscito) di trasformare e rimodellare dall’esterno, secondo cioè logiche esterne alla ricerca, le pratiche di ricerca, le forme in cui si struttura e si esplica il lavoro di ricerca, il modo in cui si organizzano le comunità scientifiche.

Non l’ho scritto io. L’ha scritto Luca Illetterati, dimettendosi dal nucleo di valutazione della sua università. Sono dimissioni di coscienza che, come in tutti i casi in cui l’uso pubblico della ragione entra in contrasto radicale con quello “privato”, assumono un significato filosofico e politico.

Il testo integrale della sua lettera al rettore è qui. Vale la pena leggerlo.

24 dicembre, 2014

La conferenza del Decennale su “Bibliotime”

Per chi si occupa di accesso aperto in Italia il Decennale è il decimo anniversario della Dichiarazione di Messina del 2004, con la quale buona parte delle università italiane hanno aderito al principio dell’Open Access. Il 3-4 novembre 2014,  di nuovo a Messina, una conferenza ha misurato la strada che ancora separa il principio dal fatto. La rivista “Bibliotime” ne ha pubblicato alcuni interventi, trasformati in articoli, nel numero ora visibile qui.

C’è anche un mio testo, che s’ispira all’esperienza del “Bollettino telematico di filosofia politica” per chiedersi come mai stia diventando sempre più difficile fare qualcosa di così semplice. Chi lo preferisce in pdf lo può trovare anche presso l’archivio Marini, qui.

Gli appassionati di anvurologia possono anche leggere The Gatekeepers, una brillante esposizione delle principali tesi di un testo di livello ufficialmente limitato. A chi credere? All’anonima Anvur o a Giuseppe De Nicolao, che riprende il nostro lavoro col suo nome?

22 settembre, 2014

Per la scienza, per la cultura

Vale la pena parteciparePer la scienza per la cultura, per esempio con il materiale già predisposto su “Roars”. Ci sono divinità che non meritano sacrifici. Ci sono cose su cui non bisogna fare economia.

11 luglio, 2014

Manuale di stile, aggiornato

Il canone della citazione accademica che tutti noi abbiamo imparato quando abbiamo scritto la nostra tesi di laurea è ancora adatto per l’età della rete, o vale la pena discutere di un suo aggiornamento? Non è una questione “da bibliotecari”, perché riguarda l’accessibilità di quanto indichiamo come rifermento e la sua controllabilità. Ne parlo sul Bftp, qui.

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19 giugno, 2014

Tomáš Sedláček: perché l’economia politica ci rende poveri

Tomáš Sedláček è stato consigliere economico di Vaclav Hàvel. Sono finalmente riuscita a recensire il suo libro eterodosso,  Economics of Good and Evil, qui.  Peccato che sia ad accesso chiuso…

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