Archivio per ‘Kant’

29 agosto, 2013

L’uva non è acerba

Un mio articolo, Scandalum Acceptum and Scandalum Datum: Kant’s Non-Interventionism in the Fifth Preliminary Article of the Perpetual Peace è uscito su “Scienza & politica”, dopo aver superato una revisione paritaria tradizionale, ma – ho avuto modo di constatare – molto seria.

Questa rivista è ad accesso aperto, ha un indice h ragguardevole, come risulta da questo studio, ed è stata posta in serie A per l’abilitazione scientifica nazionale in un settore, la storia delle dottrine politiche, contiguo ma non identico al mio.  Per il mio settore, la filosofia politica, pubblicarci qualcosa non serve dunque a molto. Sarebbe anche stato per me incoerente sottoporre dei testi a riviste indicate da funzionari governativi, disconoscendo praticamente il principio che i ricercatori, come tutti gli altri esseri razionali, devono essere liberi di far uso pubblico della ragione nel modo che preferiscono.

Ero però consapevole che le mie critiche al sistema Anvur avrebbero potuto essere lette come un velato “vorrei ma non posso, e quindi protesto”. Ho dunque voluto dimostrare, per allontanare il sospetto di conflitto d’interessi, che sono capacissima di pubblicare su riviste di serie A, specialmente quando sono ad accesso aperto e non mi obbligano a sacrificare la libertà dell’uso pubblico della ragione, che deve sempre prevalere su ambizioni di carriera francamente squallide, se il prezzo per poter scrivere “professore ordinario” sulla lapide della propria tomba è la rinuncia alla vita del pensiero.

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15 dicembre, 2012

L’Illuminismo su Wikipedia

Gli accademici, se non vogliono fare eco a Umberto Eco, hanno un modo semplice per migliorare Wikipedia: scriverla.

Si obietterà:  Wikipedia non appartiene al novero delle pubblicazioni “serie”, cioè, in Italia, insignite dell’apposito bollo da parte del governo.  Per questo chi scrive per essere letto non disdegnerà Wikipedia, mentre chi scrive per fare carriera preferirà circoli più costosi e privati.  Ma chi, nel mezzo, pensa che una carriera accademica si accompagni col merito solo se affronta la sfida dell’uso pubblico della ragione, può, semplicemente,  pubblicare con un editore tradizionale, adottando però una licenza Creative Commons  by  o by-sa.

Da qualche giorno su Wikisource è disponibile, oltre a una mia traduzione di Fichte che è parte di un progetto più ampio, anche la versione italiana della Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo? originariamente pubblicata da Firenze University Press entro il volume I. Kant, Sette scritti politici liberi. Aggiungerò via via, nei ritagli di tempo, anche le mie traduzioni degli altri scritti politici kantiani. Non avevo in mente Wikipedia, quando ho cominciato a tradurre Kant:  avevo però scelto, fin dall’inizio, la licenza giusta.

5 luglio, 2012

Accesso aperto: le responsabilità degli studiosi

Sono stata intervistata da “Linguaggio macchina”, qui.  Sull’ulimo numero “Cosmopolis” c’è un mio articolo, dal titolo I collegi invisibili: politica e sapere ai tempi di Internet. E ho appena depositato nell’archivio Marini questo testo: Ecologia dell’informazione: un argomento politico kantiano.

Il terzo  saggio, che rielabora idee già presenti nell’introduzione alla mia traduzione di Kant, è uscito in un libro ad accesso chiuso. Ma. come già spiegato, è perfettamente legale renderlo disponibile in rete, se si ha l’accortezza di non firmare accordi che restringono quanto, per legge, sarebbe nella facoltà dell’autore.

Sono testi scritti non solo  per dire, ma per fare quello che dicono. Con questa speranza, li lascio liberi.

1 luglio, 2011

“Immanuel Kant, Sette scritti politici liberi” è in stampa

Per chi pensa che la pubblicazione ad accesso aperto nell’università italiana debba attendere secoli.

Per chi crede che gli editori possano sopravvivere solo abbarbicati ai monopoli della conoscenza.

Per chi è convinto che l’open access sia sinonimo di cattiva qualità scientifica.

I. Kant, Sette scritti politici liberi

Firenze University Press

Chi vuole comprarsi il volume cartaceo deve cliccare sull’immagine. Chi vuole soltanto leggere Kant, confrontare la mia versione con quella tedesca, approfittare delle mie annotazioni o migliorare la mia traduzione dispone dell’ipertesto ad accesso aperto, al solito indirizzo.

21 maggio, 2011

Ovviamente, Kant

- Non avrei mai immaginato che un filosofo del ’700 potesse dire cose per noi tanto ovvie! -

Questa frase, se fosse stata proferita da un vecchio professore, avrebbe liquidato Kant come un pensatore ormai poco originale. Ma in bocca alla studentessa da cui l’ho udita era un elogio stupito.

Kant diceva tante cose che meriterebbero di essere condivise da queste parti, per esempio sulla differenza fra l’uso della ragione in veste di dipendenti stipendiati e in veste di pensatori indipendenti, o sulla libertà dell’elaborazione e della discussione pubblica contro i signori della proprietà intellettuale – della quale non è stato né anticipatore né teorico -,  o sul rischio a cui si espone il governante che disconosce lo stato di diritto per farsi una giustizia su misura, o sulla trasparenza del potere.  Se  diventassero  ovvie, sarebbero più forti, ricevendo carne, sangue e gambe per tornare a camminare nel mondo. Non ci si ribella per le originalità con le quali i professori cercano di distinguersi l’uno dall’altr0, ma quando sentiamo lesi diritti che abbiamo imparato a trattare come elementari.

Nel secolo scorso l’ovvio era un’esclusiva dei mezzi di comunicazione di massa unilaterali, con i loro messaggi ripetitivi e semplificati. Un ovvio  precluso a Kant, pensatore complesso e astratto con qualche problema con la censura prussiana e una vocazione divulgativa scarsa

Ma ora la rete gli offre la possibilità di un ovvio più lento e più profondo,  che si ottiene lasciando circolare liberamente i suoi testi, in originale e in traduzione, e facendoli discutere non solo nelle oligarchie accademiche, ma fra tutti coloro che hanno un interesse genuino a farlo – l’ovvio che è la carne e il sangue delle idee, quando gli viene data la forza di confrontarsi col pubblico, e di rimanere nel pubblico.  Fra il teledipendente illetterato e l’academic star autoreferenziale si è creato lo spazio per qualcosa di ricco e di stupendo.

Uno spazio in cui Kant può  diventare ovvio, e non offendersi.

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