Archivio per ‘valutazione della ricerca’

21 settembre, 2013

La VQR mia, l’altrui

Seguendo su “Roars” la discussione sui verdetti imperscrutabili dell’Anvur, mi rendo conto che quelli ricevuti da me sono piuttosto strani. Risulta “eccellente” questo ipertesto per nulla convenzionale uscito su una rivista da loro ritenuta indegna di classificazione: questo sembra implicare che i referee lo abbiano addirittura letto e si siano concessi un filo di eccentricità.  Risulta “buono” un saggio il cui argomento ho poi sviluppato altrove, uscito negli atti di un convegno internazionale. Ma risulta “limitata” la mia opera di maggior impatto, la traduzione e la cura del libro di J.-C. Guédon dedicato alla crisi dei prezzi dei periodici e alle sue radici storiche e filosofiche – ossia alla critica di buona parte dei pregiudizi professati dall’Anvur.

Sono consapevole che per molti dei miei colleghi la pubblicazione e la valutazione della ricerca non sono un tema della ricerca, ma materia per commercianti e burocrati, come se le idee volassero sul mondo e non camminassero con gambe tecniche, economiche e politiche meritevoli di critica e di indagine – almeno se non vogliamo trasformare le ricerca in materia di commercianti e di burocrati. È dunque non improbabile imbattersi in referee  refrattari: sono stata semplicemente molto fortunata in un caso e mediamente sfortunata nell’altro? Non è dato saperlo.

Però, se in questa follia ci fosse del metodo, in questa mia valutazione si leggerebbe un messaggio: ragazza, noi ti giudicheremmo eccellente o quasi, se solo ti limitassi a scrivere di Platone e di Kant e lasciassi in pace i commercianti e i burocrati.

È un vero peccato che non riesca a fare l’una cosa senza l’altra.

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20 settembre, 2013

Risultato della mia VQR

Mantengo le promesse, in nome della trasparenza che avevo invocato qui. Ecco i risultati individuali della mia valutazione della ricerca.

Mi sorprende, in positivo, che un lavoro assolutamente non convenzionale come questo sia stato giudicato eccellente, e, in negativo, che la traduzione del libro di Guédon, che ha introdotto temi secondo me importanti nel dibattito italiano, sia stata giudicata limitata.

vqr

29 agosto, 2013

L’uva non è acerba

Un mio articolo, Scandalum Acceptum and Scandalum Datum: Kant’s Non-Interventionism in the Fifth Preliminary Article of the Perpetual Peace è uscito su “Scienza & politica”, dopo aver superato una revisione paritaria tradizionale, ma – ho avuto modo di constatare – molto seria.

Questa rivista è ad accesso aperto, ha un indice h ragguardevole, come risulta da questo studio, ed è stata posta in serie A per l’abilitazione scientifica nazionale in un settore, la storia delle dottrine politiche, contiguo ma non identico al mio.  Per il mio settore, la filosofia politica, pubblicarci qualcosa non serve dunque a molto. Sarebbe anche stato per me incoerente sottoporre dei testi a riviste indicate da funzionari governativi, disconoscendo praticamente il principio che i ricercatori, come tutti gli altri esseri razionali, devono essere liberi di far uso pubblico della ragione nel modo che preferiscono.

Ero però consapevole che le mie critiche al sistema Anvur avrebbero potuto essere lette come un velato “vorrei ma non posso, e quindi protesto”. Ho dunque voluto dimostrare, per allontanare il sospetto di conflitto d’interessi, che sono capacissima di pubblicare su riviste di serie A, specialmente quando sono ad accesso aperto e non mi obbligano a sacrificare la libertà dell’uso pubblico della ragione, che deve sempre prevalere su ambizioni di carriera francamente squallide, se il prezzo per poter scrivere “professore ordinario” sulla lapide della propria tomba è la rinuncia alla vita del pensiero.

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22 luglio, 2013

Roars Transactions. A journal on research policy and evaluation

Roars Transactions. A journal on research policy and evaluation ha pubblicato ieri i suoi primi articoli. È una nuova rivista; è soggetta a revisione paritaria ex ante ma, nello stile dei fisici, permette che gli articoli, nelle more della procedura, siano resi pubblici nei modi che gli autori preferiscono. È fatta da ricercatori, studia quello che siamo e quello che facciamo, è ad accesso aperto: merita, quindi, il latino di nostra res agitur e non l’italiano di “cosa nostra”.

18 luglio, 2013

VQR: per gli occhi di nessuno

Poco più di un anno fa, criticando l’avventurosa segretezza della valutazione della ricerca italiana, avevo reso pubblico l’elenco delle tre opere – tutte ad accesso aperto -  che avevano varcato l’oscura soglia dell’Anvur.

Vi piacerebbe sapere come sono state valutate?

Dovrete tenervi la curiosità:  non lo so neppure io.  I dati aggregati del mio settore, entro il mio dipartimento, non sono stati resi pubblici “per privacy“: siamo così pochi che le nostre valutazioni individuali sarebbero indovinabili. Per lo stesso motivo non siamo inseriti in classifica – anche se, dopo aver fatto un po’ di conti sulle tabelle dell’Anvur, sono “quasi” in grado di dire quali colleghi pisani  hanno uno o più lavori marchiati come  “limitati”.

Il punto, però,  è un altro:  che senso ha una valutazione della ricerca non solo condotta da funzionari nominati direttamente o indirettamente dal governo, ma sottratta all’uso pubblico della ragione perfino nei suoi risultati? Le classifiche anvuriane, senza i responsi dei referee e mutilate “per privacy“, indicano davvero qualcosa di significativo? E inoltre, in un mondo che ha già mostrato di non essere immune al conflitto d’interessi, come facciamo a escludere che, nel sancta sanctorum dell’Anvur, qualcuno abbia ceduto alla tentazione di cantarsele e  suonarsele?

La pubblicità avrebbe aiutato sia a controllare il conflitto d’interessi, sia a stemperare l’autoritarismo dell’intera procedura.  Ma si è preferito fare in modo che la valutazione della ricerca scientifica non sia per nulla scientifica, neppure quando, come nel mio caso, i ricercatori temono molto più le segrete dell’Anvur che l’uso pubblico della ragione. Compulsiamo dunque le nostre graduatorie, e godiamoci l’imbuto.

Aggiornamento

Pare  che a partire dal 20 settembre l’esito di tanta valutazione sulle singole opere verrà comunicato, ma esclusivamente agli autori.  Se mi sarà lecito rendere pubblici i miei giudizi – dovrebbe esserlo, se è solo una questione di privacy -,  lo farò,  anche e soprattutto se dovessero essere negativi.  Le mie pubblicazioni recenti sono tutte ad accesso aperto:  potrebbe dunque essere utile e interessante gettare,  per il poco che posso,  uno spiraglietto di luce nelle catacombe dell’Anvur.

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