Il valore dei dati

I dati, nella scienza, sono come le uova:  stanno all’origine di tutto, ma, lasciati a se stessi,  sono muti, bianchi, immobili. Per acquistare un valore, devono trasformarsi in polli starnazzanti, diventando articoli scientifici.  E sebbene i dati siano importanti,  gli starnazzatori che, almeno quando sono polli veri, nascono dalle uova fanno più rumore, perché  dominano la comunicazione scientifica e la valutazione  della ricerca, tramite il conto delle citazioni e degli altri fattori d’impatto.  C’è un modo di premiare chi mette a disposizione del pubblico umili, silenziose,  indispensabili uova?

La metafora delle uova è  scontata per dei genetisti come gli autori di questo articolo, i quali si chiedono in che modo riconoscere e valorizzare la produzione dei dati, la cui pubblicità – ora resa possibile dalla rete – è alla base di una discussione scientifica che non si riduca a pollaio. Per esempio,  per discutere seriamente su quanto siano davvero efficaci i farmaci antidepressivi, è assolutamente indispensabile conoscere i dati della loro sperimentazione, al di là degli starnazzamenti, che possono essere più o meno disinteressati.

Il lavoro degli umanisti,  però,  è soltanto testuale. Sono dunque paragonabili, nel loro insieme, a un immenso pollaio esteso nei secoli,  tanto starnazzante quanto privo di uova? Le cose, in realtà, non sono così semplici: le uova dei giuristi sono i testi legislativi, quelle degli scienziati sociali sono le statistiche demografiche e socio-economiche, e quelle dei filosofi e degli umanisti in senso stretto sono, appunto, i testi. Renderli difficilmente accessibili, perché soggetti a un copyright dal termine ormai spropositato, equivale a distruggere le proprie uova.

Queste, naturalmente, sono solo considerazioni semiserie di una allevatrice di polli ruspante.  Più seriamente, però, ci dovremmo chiedere se c’è, o ci può essere, una differenza apprezzabile – nel mondo che contribuiscono a creare –  fra i professori che la sera leggono Kant e quelli che lo fanno leggere. Fra chi tiene le uova per sé  e chi sceglie, invece, di renderle pubbliche.

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